oro. Tanto che quando un fratello era militare era sempre lei a scrivergli le lettere da parte della famiglia. “Ho passato giorni veramente brutti”, mi dice, “e ho visto tante tragedie, ma ho vissuto anche tanti momenti belli e indimenticabili, come quando ballavamo nei poderi insieme agli altri contadini, chiamando qualche bravo suonatore a fare musica”. Quando le chiedo quale sia stata la cosa più bella che le è accaduta e quale la più brutta non ha esitazioni: la più bella “è sicuramente la nascita di Rosa” e la più brutta quando ebbe paura di morire e di lasciarla sola. In un secolo di cose ne sono cambiate molte e la nostra cara nonna ne ha viste di tutti i colori. La prima e la seconda guerra mondiale, la guerra d’Etiopia che stava nel mezzo alle due, fino alle guerre recenti, ha vissuto tutto il cambiamento del nostro paese, dalla miseria nera al benessere dei nostri giorni. La prima volta che ha visto la televisione è stato quando aveva oltre cinquant’anni. Cominciò guardando “Lascia o raddoppia”, come tanti altri, al bar di Montefollonico che allora era nell’edificio davanti a quello di oggi. La signora Ceccuzzi, grazie a un’ottima vista e un ottimo udito, segue ancora la TV e legge libri e giornali. E malgrado le notizie deprimenti dei giornali è sicura che i nati nel 2003 avranno un futuro migliore di quello avuto dai nati nel 1903. Francesco e Marta ne saranno certamente contenti! A nome di Aria del Monte 2000 ringrazio Angela Ceccuzzi per il tempo che mi ha dedicato insieme a sua figlia Rosa. Tutti noi, scommetto insieme ai lettori, facciamo alla nostra simpatica centenaria le più convinte e affettuose congratulazioni.
Raffaele Falconi
Niente
scuola per le femmine
Angela Ceccuzzi, la nostra centenaria che ci
ha raccontato un po’ del suo passato, non era andata a scuola. I fratelli sì.
Perché? Perché per lungo tempo le donne delle famiglie più modeste a scuola non
venivano mandate, anche se almeno la frequenza delle prime classi elementari era
“formalmente” obbligatoria (e gratuita) fin dal 1859. Il reddito era troppo basso
e il “lusso” dello studio, quando era possibile permetterselo, veniva riservato
ai maschi. Inoltre la scuola avrebbe potuto mettere in testa a una donna idee
inopportune, magari di autonomia, magari critiche nei confronti di una vita sempre
al servizio della casa e dei familiari maschi. Pertanto le femmine venivano escluse
automaticamente, anche se avessero dimostrato di avere maggiore disposizione dei
fratelli allo studio. Come, per esempio, la signora Angela che aveva comunque
imparato a leggere e scrivere meglio di loro.Nelle famiglie contadine, fin da
piccole, le femmine erano considerate una forza lavoro indispensabile, da sfruttare
a tempo pieno nei campi e in casa. Le autorità amministrative locali lo sapevano
benissimo e chiudevano entrambi gli occhi sull’evasione dell’obbligo scolastico.
Anche durante la mitica “veglia” del dopocena intorno al focolare, rallegrata
dalle chiacchere e da qualche novella, le bambine dovevano essere produttive,
almeno filando la canapa o facendo la calza. La situazione si ripeteva analoga
nelle classi più modeste dei centri urbani. Le bambine aiutavano la madre a tenere
in ordine la casa, a preparare da mangiare, lavare, rassettare, stirare e, se
ne avevano il tempo, anche loro facevano qualche lavoretto di cucito “per fuori”,
grazie al quale guadagnare qualche soldo. Ma spesso non venivano mandate a scuola.
R.B.