Anemia curabile o fatale?

… SEGUE DALLA COPERTINA… ….qualcuno potrebbe storcere il naso, osservando che si tratta di cose vecchie, che ormai non interessano più. A nostro giudizio sarebbe un modo di pensare - o di sentire - molto superficiale. Un periodico di paese, come questo, deve servire anche a tenere in vita, per quanto possibile, il ricordo del passato, che svanisce sempre troppo presto. Ripercorrendo la nostra "storia piccola" - al di là dei sentimenti consolatori o di compassione che può destare - possiamo ricavarne elementi che ci aiutino a valutare meglio il presente e a viverlo meglio. Purtroppo, e questo è un altro punto dolente, non siamo riusciti a trovare collaboratori tra i più giovani, che ci parlino di oggi. Ci farebbe molto piacere, e sarebbe utile e interessante che i ragazzi del Monte, quelli che passano parte del tempo libero al Pianello e ai giardini, scrivessero su argomenti loro o ce ne parlassero, magari con l'e-mail. Anche senza essere provocati, come per la faccenda dei motorini. Il nostro (e vostro) giornalino può andare avanti se c'è un numero sufficiente di amici che lo sostengono, ossia che scrivono, possibilmente anche senza bisogno che qualcuno li ossessioni un giorno sì e uno no. Oltre tutto, per chi chiede gli articoli, è frustrante passare da scocciatore, magari senza neppure riuscire ad estorcere mezza pagina. E per incoraggiamento ricordiamo che accettiamo volentieri anche articoli che non riguardano Montefollonico.

Renzo Butazzi

 

 

 

 

 

 

CRONACA

DIMENTICANZE
Il 29 ottobre 2004 Narcisa Martinelli (detta Annina), ha spento (simbolicamente!) 100 candeline. Auguri! Nell'occasione il Sindaco Giordano Santoni, a nome dell'Amministrazione Comunale, ha consegnato ad Anna una targa in ricordo dell'evento.
DICEMBRE 2004
E'nata, il 23 all'ospedale di Nottola, Caterina, figlia di Roberto Sabatini e Eva Andreucci. Natale
Per questo Natale Torrita è stata molto bene illuminata (soprattutto il centro storico), mentre Montefollonico ha rischiato il solito "abbuiamento". Perché? Da una piccola indagine è emerso che l'illuminazione natalizia di Torrita è promossa dalla Confcommercio, la quale raccoglie i soldi tramite una sottoscrizione tra i commercianti locali. Il denaro raccolto viene poi dato all'Amministrazione comunale che incarica una ditta di realizzare l'illuminazione natalizia nel comune. L'Amministrazione contribuisce al pagamento del lavoro se i soldi raccolti dai negozianti non sono stati sufficenti. Quest'anno la Confcommercio non si è ricordata di Montefollonico (che fa parte ancora del Comune di Torrita…), né, tanto meno, ci ha pensato l'Ufficio Tecnico comunale. " Noi della Montanina abbiamo cercato di rimediare in qualche modo. " Dopo numerose telefonate siamo riusciti a far venire la ditta a mettere qualche lampadina:peccato che era già la mattina del 24 dicembre! " Abbiamo fatto mettere un albero dall'amministrazione comunale, in piazza Cinughi, che poi abbiamo addobbato con luci e piccoli lavori fatti dai bambini dell'asilo. Purtroppo nessuno è perfetto, e per la paura di prendere un albero troppo grande, come l'anno scorso, l'abbiamo preso troppo piccolo! " Abbiamo appeso i festoni verdi alle porte dei Montanini (che abitano in paese!) e abbiamo affittato 32 piante per adornare via Landucci. Come ho detto nessuno è perfetto e qualcuno è proprio difettato: infatti dopo solo tre giorni una pianta l'hanno rubata…Che vergogna! " Infine abbiamo consegnato in ogni casa i biglietti di auguri con i disegni fatti dai bambini dell'asilo. Tutto questo, pur essendo una "piccola" cosa, per la nostra Associazione ha un costo che ormai non è più sostenibile(circa € 1.000,00) e dal prossimo anno, come in tutti i paesi, la faremo coinvolgendo gli esercenti!
" Nello stesso periodo si è aperto il presepe nella cripta della chiesa della Compagnia. I paesaggi, che in molti casi, rappresentano Montefollonico e i suoi monumenti, sono stati fatti da alcuni montanini (Enzo Mozzini, Michele e Mario Caroti, ecc.) e così anche i vari automatismi. Il risultato è stato positivo ed è stato apprezzato da numerosi visitatori.
" Il 26 la Polisportiva ha organizzato, come tutti gli anni, la Tombola al Palazzo Pretorio. La partecipazione di tanta gente ci ha confermato come questa tradizione sia sempre gradita.
GENNAIO 2005
" Ultimo dell'anno è stato più tranquillo del solito anche se le feste sono state numerosissime. L'unica cosa da dire è che dopo non si sa quanti anni, la combriccola di Cudenno ha abbandonato il covo in via Landucci (a casa di Silvia) per passare ai 13 Gobbi di Patrizia!
" Il 10, all'età di 90 anni, è deceduta Piera Sodi. " Mercoledì 19 cade su Montefollonico la prima neve dell'anno.
" Ci ha preso gusto!: ancora neve domenica 23.
" Si vede che il mercoledì è giorno di neve: il 26, infatti, è di nuovo tutto bianco con notevoli disagi per la circolazione. Tempestivo lo sgombero delle strade da parte dell'Amministrazione Comunale tranne che per via Coppoli che è stata dimenticata! Guidino infatti si domandava "Ma io che so' nel Comune di Montepulciano?!".
" Il 31 è terminata la raccolta di denaro da inviare alle popolazioni colpite dal maremoto nel sud-est asiatico. La Polisportiva ha raccolto ben € 1.400,00 che saranno devoluti all'Associazione Medici Senza Frontiere. Un grazie di cuore a tutti i montanini.
FEBBRAIO " Il 2 muore Gino Martorelli, all'età di 68 anni.
" Il 17, a 91 anni, muore Gino Monaci.
" Il 20 muore Novilio Cresti che di anni ne aveva 90.
" Un detto dice …speriamo che sia sazia!
" Il 5 la signora Dania Masotti, proprietaria e "Dea ex machina" del noto ristorante La Chiusa ha ricevuto il premio "Ampolla d'Oro 2005", del quale parliamo in un'altra parte del giornalino.
" Il 20 si sono tenute le "consultazioni" per la scelta dei candidati alle elezioni regionali di aprile. C'erano solo due liste e l'affluenza è stata solo di 97 votanti su 500 elettori.
" Giovedì 17, al Palazzo Pretorio si è tenuta l'assemblea dei soci della Montanina. Quest'incontro era di notevole importanza in quanto veniva presentata e votata la gestione dell'Associazione del 2004 e decisa la linea programmatica delle attività per il 2005…..su 145 iscritti c'erano solo 5 prsone!!! E' importante partecipare alle cene, ai tornei, alle mostre, alla Tombola, alla lotteria, ecc. ma forse è più importante anche partecipare a quelle due assemblee che organizziamo tutti gli anni! " Se non partecipate non sappiamo né quali errori abbiamo potuto commettere, né quali iniziative sarebbero state gradite e noi non ci abbiamo pensato!
" Il 21, nella nottata, ancora neve e ancora disagi! Strade sgombre già il mattino successivo alle 9 tranne per il centro storico che è stato liberato solo la mattina successiva.
" Non se ne po' più: è rinevicato dopo solo due giorni!
MARZO
" Sabato 5 ancora neve: 15 centimetri di neve "bagnata" quella, cioè, che pesa parecchio e piega e rompe i rami e anche i cogli…. scusate!
" La domenica mattina del 6 marzo, all'età di quasi 88 anni, muore Mario Trombetti, per tutti Bruno. Ciao nonno…

Leonardo Trombetti

 

 

 

POLISPORTIVA

Vista la scarsità di soci presenti alla riunione annuale, di seguito riportiamo la relazione sulle attività e il bilancio relativi all'anno 2004 approvato in riunione, sperando che con il prossimo anno la partecipazione cresca.

RELAZIONE ATTIVITA' 2004
Sono lieto di presentare il programma delle attività previste per il 2005 ed il bilancio della gestione della Montanina per l'anno 2004; mi piace sottolineare l'ottimo risultato con un utile di quasi €2.000,00, nonostante i notevoli investimenti fatti. Colgo l'occasione per ringraziare tutte le ditte che ci sostengono e senza le quali non avremmo potuto raggiungere questi traguardi. Passo adesso a illustrare il dettaglio delle spese e delle attività svolte. Da diversi anni la Montanina ha intrapreso anche un percorso extrasportivo, promovendo iniziative turistiche. Nel marzo 2004 è stato costituito, in via sperimentale e provvisoria, un Ufficio di Informazioni Turistiche sito in via Lando di Duccio 5. Il locale, concessoci gratuitamente dalla proprietaria Patrizia Biancucci, è stato allestito e attrezzato dalla Montanina con l'aiuto dell'A.P.T. di Chianciano Terme e del Centro Culturale di Montefollonico. In questa fase ci siamo resi conto che il materiale informativo esistente era molto scarso, tanto che abbiamo dovuto far pubblicare un depliant in due lingue sul paese, uno sui percorsi in mountain-bike in quattro lingue e un poster. L'obbiettivo principale di questo progetto era quello di monitorare gli afflussi turistici, al fine di controllare le potenzialità di Montefollonico. Una relazione sui risultati verrà presentata nel mese di marzo agli esercenti del settore, all'Amministrazione Comunale e all'A.P.T. di Chianciano Terme, al fine di elaborare una strategia turistica per Montefollonico ed istituire un vero ufficio turistico efficiente e qualificato. Per quanto riguarda l'Area Sportiva Comune "G. Marcocci", sono stati eseguiti vari interventi oltre quelli di routine. Tra questi, lavori all'illuminazione e imbiancatura degli spogliatoi con vernici antimuffa. A causa delle continue ed onerose riparazioni necessarie al vecchio trattore tagliaerba, il Consiglio ha deliberato l'acquisto di uno nuovo e più potente, affinché possa essere utilizzato anche per lavori di riordino del terreno di gioco. Di conseguenza è stato necessario anche acquistare un box in legno per la rimessa del trattore con conseguente allestimento dell'impianto elettrico. Per la manutenzione del manto erboso sono stati acquistati del seme specifico per campi sportivi, rena e tufo per il livellamento del terreno e nuove reti per le porte di calcio. Il Campo Polivalente, purtroppo, è stato utilizzato solo per il torneo di calcetto, che ormai si è dimostrato un evento fisso della vita montanina. Il nuovo impianto di Torrita di Siena ha annullato completamente l'afflusso di squadre esterne; relegando Montefollonico a eventi sporadici e alla preparazione pre-campionato della squadra amatoriale maschile e di quella del calcetto femminile locali. Anche nell'attività sportiva del 2004 l'impegno della Montanina è stato importante, sia per il settore maschile che per quello femminile; esso ha implicato l'acquisto di palloni e indumenti di rappresentanza (tute, giacconi e polo), per allenamento (tute, scaldamuscoli e mute) e completi da gara. Gran parte della spesa relativa è stata sostenuto da imprenditori sponsorizzatori. Da ricordare, infine, che la Montanina ha sostenuto tutti i costi d'iscrizione al campionato UISP maschile e femminile. Il giornalino "Aria del Monte 2000" in dicembre è uscito per la quindicesima volta. Questa che ormai è divenuta una realtà consolidata, ci ha impegnato, oltre che umanamente con la redazione e la stampa, anche economicamente nell'acquisto di una fotocopiatrice e di un nuovo computer. Per quanto riguarda il Parco "Il Tondo", oltre agli interventi ordinari di pulizia, taglio dell'erba e sistemazione delle pietre della recinzione, si è reso necessario l'acquisto di numerose reti di protezione per i cipressi piccoli, minacciati dai caprioli. Nell'area multimediale, il nostro sito internet, www.montefollonico.net, ha oltrepassato le ottomila visite in quattro anni, con un totale rinnovamento anche in funzione dell'Ufficio Turistico. Si è reso anche necessario l'acquisto di un nuovo spazio e un nuovo indirizzo (www.montanina.net) per offrire un miglior servizio. Infine, ricordiamo gli eventi dei quali siamo stati promotori nel 2004: cena al Campo, Lotteria di San Leonardo, Tombola di Santo Stefano, raccolta di fondi per le popolazione del sud-est Asiatico vittime del maremoto (quasi 1.400,00€) e la manifestazione "..lo gradireste un goccio di Vin Santo?..." organizzata dall'Amministrazione Comunale e dalla Montanina. Inoltre ricordiamo gli addobbi natalizi, il noleggio di piante per adornare via Landucci, i biglietti di auguri fatti dai bambini della Scuola per l'Infanzia "Mago Burletto" da noi fotocopiati a colori e distribuiti. Le spese per le operazioni natalizie sono ammontate a circa mille euro e quindi non sono da sottovalutare come impegno della Montanina. Importante da ricordare, infine, che il 26, il 27 ed il 28 marzo verrà effettuato il tesseramento che ad oggi conta 145 iscritti. Nello stesso periodo verranno effettuate l'elezioni per il rinnovo del Consiglio della Montanina che ha terminato il suo mandato di tre anni. Colgo l'occasione per invitare gli iscritti a candidarsi. Ringraziando i soci e tutta la popolazione di Montefollonico per l'appoggio ed il sostegno datoci finora, pregando di dar visione a tutto il materiale di gestione per meglio comprendere l'attività dell'Associazione Polisportiva Montanina.

Il presidente Renzo Natalini

 

Il premio a Dania Masotti premia anche Montefollonico

Ognuno di noi ha sentito almeno parlare del ristorante La Chiusa e parecchi montanini ne conoscono la proprietaria e chef Dania Masotti per averla incontrata in paese, oppure mentre marcia con passo sportivo per le strade che lo circondano. La sua elegante figura, perfettamente adeguata alla raffinatezza del locale, è tale che non si può fare a meno di notarla. Come avrete letto nella Cronaca, nella sala della giunta provinciale di Siena Dania Masotti è stata premiata con l'Ampolla d'Oro 2005. Il premio le è stato consegnato durante la cerimonia d'apertura della nona "Settimana Nazionale dell'Olio", una manifestazione annuale destinata a valorizzare l'olio italiano di qualità. Insieme a lei hanno ricevuto le "ampolle" anche Susanna Agnelli e la giornalista Paola Saluzzi. Il premio viene attribuito - dall'Associazione Nazionale "Città dell'Olio" e dall'Enoteca Italiana, organizzatrici dell'evento - a chi si è distinto nella produzione, promozione e diffusione dell'olio, dei prodotti tipici toscani e della conoscenza dell'ambiente cui sono legati. Alla premiazione erano presenti numerose personalità politiche e istituzionali, famosi produttori di olio e giornalisti. Dania Masotti definita "protagonista della ristorazione senese", ha forse un titolo in più delle altre signore per essere premiata in una manifestazione nella quale si celebra l'olio. Non solo l'albergo-ristorante La Chiusa è nato nell'edificio di un antico frantoio, rispettandone al massimo le caratteristiche architettoniche ed estetiche, ma la signora Masotti - consapevole da sempre che l'olio di qualità costituisce un ingrediente fondamentale della cucina toscana di alto livello - produce direttamente quello utilizzato nel suo ristorante. Qualcuno potrebbe pensare che il riconoscimento meritato dalla proprietaria della Chiusa interessa solo lei, ma non è così. La cerimonia è stata anche un'eccellente occasione per ricordare la bellezza di Montefollonico e della sua zona, cornice ideale per ispirare Dania Masotti fin da quando, parecchi anni fa, decise di realizzare una cucina e poi un'ospitalità di livello "esclusivo". Come le ha scritto, tra l'altro, il sindaco Giordano Santoni in una lettera di congratulazioni: "La genuinità e la freschezza dei tuoi piatti hanno fatto apprezzare le tue ricette e la tua capacità di esaltare i sapori del nostro territorio. Un amore per la nostra terra che ci rende orgogliosi di averti all'interno della nostra piccola comunità" Auguriamo di cuore a Dania tanti altri riconoscimenti pubblici che parlino di lei. E la ringraziamo perché, direttamente o indirettamente, saranno altrettante occasioni per far conoscere e apprezzare Montefollonico.

R.B.

 

DISCORSI A RUOTA LIBERA

Di solito questo tipo di discorsi li fanno i giovani quando non hanno ben inserito il cervello e allora può succedere che ragionino con i piedi; quando li fa chi principia ad essere un po' vecchiotto come me, in quel caso si tratta di cervelli in avanzato stato di decomposizione. Questi pensieri mi vengono quando leggo il nostro giornale che da sempre ha avuto, tra le altre, l'importante funzione di essere il cordone ombelicale che rende in qualche misura partecipi della vita paesana quelli che sono emigrati in altri lidi. Mi ha fatto immensamente piacere che Aria del Monte abbia evitato una nuova sepoltura, non per motivi gravi ma per una bischerata. Già il nostro direttore aveva fatto l'errore di dimettersi da consigliere comunale, perché non voleva esercitare l'ingrato mestiere di "rompicoglions", ma in politica, grande o piccola che sia, questo ruolo è importante, evita l'appiattimento sulle posizioni del potente di turno, come anche vorrebbe il Grande Capo in doppio petto. La politica deve, al contrario, essere vivace, esprimere punti di vista diversi ed anche contrasti, se no si riduce ad una fabbrica di "sinsignore", come diceva uno delle nostre parti. Sul selciato del Borgo di Sotto, mi sarei aspettato qualche critica in più, specie dall'amica Giuse; certo con le fughe larghe quasi un palmo si può far combaciare una pietra quadra ed una tonda, come "fricciuli nella pulenda" ma per lo meno i vuoti devono essere riempiti di materiale forte e non di semplice terra. C'è poi il parente povero delle vie del paese, diciamo il pezzo dal Biondo in giù passando per il Sergente e Gigione, che è stato oggetto di contestazione pre e post-elettorale. Ora il primo di questi Signori (si fa per dire) è in perenne ristrutturazione e c'è caso che poi toccava a risbudellare ogni cosa, il Sergente anche avergli lastricato la strada di vetri rotti e chiodi arrugginiti, ci avrebbe fatto una risata mentre Gigione anche se passando dal fango o dalla polvere del Belagaggio all'asfalto gli dovrebbe par d'essere il cane d'un signore, avrebbe protestato comunque. Va però detto che se ci fossero state le pietre avanzate del Borgo di Sopra, sarebbero tornate utili come i torsoli delle pere di Pinocchio e allora con il costo dell'asfaltatura "provvisoria" si sarebbe completata l'opera.

 

Un Monte d'artisti

Proseguendo nella lettura, ho avuto la lieta sorpresa di sapere che in paese c'è un nuovo artista, una merce piuttosto rara sia al Monte che altrove, e cioè l'amico Cutini. Mai e poi mai mi sarei immaginato che in questo grosso bestione, che quando va per i boschi deve portarsi dietro un cartello con la scritta "non sparatemi, non sono un cinghiale", si nascondesse sensibilità artistica, la qualità che apprezzo di più in una persona e che unendosi a quella del figlio Davide fa dei Cutini una famiglia di artisti. Certamente il cranio del Cavaliere, in via di rimboschimento, invidierebbe non diciamo i pregi artistici del nostro Roberto, ma la sua lunga coda, come strumento virile per la campagna elettorale. Un altro gruppo di artisti già noto da tempo è quello dei Tonini, proprietari della torre Moreschini; Loredana è una stimata pittrice, mentre Carlo ed Andrea sono virtuosi della mestola: anche il monumento più scalcinato, in mano a loro risorgerebbe a nuova vita. In passato c'era stato qualche altro artigiano con elevate capacità, per esempio il falegname Deo di cui rimane quel capolavoro che è il portone di Casa Mucciarelli, fatto tutto ad incastro. Deo era un tipo viperino, aveva preso tutto dal figlio Gisberto e una volta il Cavaliere, che voleva essere servito e riverito, lo mandò via, mettendo al suo posto un giovanotto inesperto. "Mica ve la piglierete con me - disse a Deo il nuovo arrivato - se il Mucciarelli mi ha messo al vostro posto" "Ma giusto - rispose Deo - non mi sarei avuto a male nemmeno di un falegname figuriamoci di te". Si proclamò artista anche Nello Favi, stagnino: fu quando il farmacista Sabatini gli fece restaurare una lettiera di ottone che aveva un pannello un po' logoro, con dei piccoli buchi. Nello volle fare un intervento radicale, una innovazione quasi geniale: ritagliò una bella toppa di rame e la saldò tutto intorno alla parte logora. "Deh - disse il farmacista - me l'ha rovinata!" "Ma che vole? Lei un ci capisce niente - rispose risentito il Cellini di casa nostra - Io gli ho fatto un lavoro artistico!"

 

Brandano:mattoni, teschi e penitenze.

Scorrendo le pagine del giornale trovo poi il bell'articolo di Don Giovanni sul crocifisso di Brandano; la notizia del restauro di questa opera d'arte, anche se di autore sconosciuto, è rimbalzata pure su Famiglia Cristiana ed è stata riportata nientemeno che dall'Osservatore Romano. Quando ero ragazzetto, nel dopoguerra, il crocifisso era coperto da un drappo rosso e nelle rare occasioni in cui veniva scoperto a me faceva paura. Il marchingegno che entrava in funzione emetteva dei rumori striduli - di certo la ruggine la faceva da padrona né a don Guido e mai venuta l'idea di dargli un'untatina - insomma, mi sembrava che si aprisse una bara con il morto dentro. Veniva scoperto anche per le persone in fin di vita e quando questo succedeva il Pistoi, che era lo spazzino-becchino di quegli anni, poteva tranquillamente cominciare a scavare la fossa. Brandano invece poteva andarci a parlare, battendosi il petto con un mattone, chiedendo perdon-pietà e la faceva così lunga che la testa del crocifisso che era eretta, un giorno si piegò: forse si era addormentato. Sull'eventuali stimmate non mi pronuncio, a quei tempi erano considerate uno "status simbol": un santo o sedicente tale che non le aveva, era un San Nessuno. Il petroiano Brandano aveva sposato una donna del Sasseto e abitava al Monte vicino alla chiesa, pare nella casa dei Fè; fu l'iniziatore di un interscambio di mogli tra montanini e petroiani che è durato fino ai giorni nostri. Ma invece di dedicarsi agli interessi ed ai doveri familiari era pervaso dal sacro furore della predicazione e andava in giro con un teschio e un crocifisso come sussidi visivi. Prima di partire diceva alla moglie "Checca, il pane, il vino, l'olio ce l'hai sì? Allora posso 'ndae?" Non sappiamo cosa rispondesse la gentil consorte, ma quasi sicuramente avrà pensato di aver inciampato male. Brandano, più santone che santo, era come uno di quei fanatici molto in voga nel periodo medioevale che avevano della vita una visione estremamente negativa, assai lontana dallo spirito dei Vangeli: l'uomo doveva trascorrere la sua esistenza a far penitenza flagellarsi, implorare la misericordia divina per guadagnarsi il paradiso. Da oltre un secolo era iniziato l'umanesimo e il rinascimento, l'uomo doveva essere il centro della storia e l'artefice del proprio destino, ma questi concetti erano patrimonio della gente colta, ricca, che viveva nelle corti e nei palazzi con artisti e letterati. Il popolino ignorante ed affamato non ne sapeva niente, il suo problema era sempre quello di mangiare almeno una volta al giorno e il suo Rinascimento si chiamava sopravvivenza. Brandano aveva buon gioco nel sollecitare la gente a far penitenza, invitava la lepre a correre, vigilie e digiuni in quei tempi si sprecavano e anche dopo, fino al ventesimo secolo, quando la situazione è gradualmente migliorata, ma solo per una parte dell'umanità.

 

Vengo anch'io. No tu no

Il nostro predicatore avrebbe voluto estendere la sua attività, per esempio nello stato pontificio, ma arrivato a Radicofani, che era al confine dello stato senese, lo fermarono. Allora Brandano riempì un barroccio di terra e si ripresentò al confine. "Di nuovo? - dissero i gendarmi - non ti facciamo entrare nella terra del Papa". "Ma io sono seduto sulla terra di Siena!" "Ma l'asino no, via! I ciuchi non li vogliamo". Buon per lui che non lo fecero passare; fosse arrivato a Roma, infestata da ladri e tagliagola e fosse riuscito ad arrivare in Vaticano, avrebbe rischiato grosso, come già San Francesco tre secoli e mezzo prima. Presentarsi lacero e maleodorante in un ambiente raffinato in mezzo a porporati, dignitari, ambasciatori, cioè alla lussuosa corte papale, a predicare umiltà, penitenza e sacrifici, lo avrebbero accolto con le lacrime agli occhi, facendolo santo all'istante, anzi martire. Di Brandano sono rimaste alcune profezie, in rima e oscure come lo sono un po' tutte. Io ne conosco due che lascio da capire ai lettori: "Poveri montanini quando sarete comandati da forestieri e contadini" e l'altra "Quando le donne porteranno la cresta come i galli, le carrozze andranno senza cavalli". Nella prima, forse prediceva la fine dello stato senese e dell'autogoverno del Monte ed il passaggio del potere ai nobili venuti da fuori e per contadini avrà mica voluto intendere i torritesi? La seconda mi pare sia l'annuncio del femminismo e della parità dei sessi: se è così, la profezia purtroppo si è realizzata in pieno, anzi: troppa grazia Sant'Antonio. Comunque l'altare policromo che fa da cornice al Cristo ligneo è restaurato e diciamo tutti insieme, fedeli ed infedeli, un sentito grazie a S. E. Monsignor Zadi, cioè al nostro carissimo "Don Divo" che per i suoi cinquant'anni di sacerdozio avrebbe potuto farsi bello da qualche altra parte nella sua diocesi e invece ha preferito il nostro, il suo "natio borgo selvaggio".

Alfredo Machetti

 

AL MONTE, AL MONTE…

Ormai sono due stagioni che io e mio marito passiamo parte delle vacanze al Monte. La piccola casa di nostra proprietà con annesso "orto" che noi definiamo molto più pomposamente, anche se impropriamente, "giardino" è completa, anche del superfluo. Oggi sappiamo di avere diversi buoni motivi per avere investito, pur modestamente, in questo antico nobile borgo. Una prima ragione è che qui, in questo tranquillo e bel paese, tra queste antiche mura, stiamo proprio bene. Grazie anche all'amica Giuse Mangiavacchi, nostro storico punto di riferimento, e alla sua famiglia - ancora ci rattrista la recente perdita di babbo Enrico - abbiamo fatto diverse simpatiche conoscenze che ci fanno sentire a casa quando veniamo, anche solo per pochi giorni, nel fine settimana. Altra buona ragione è che questo incredibile posto sta nel cuore del Mondo. Quello bello, importante, con quel paesaggio unico, ritratto da pittori di talento, descritto da sommi poeti e da grandi scrittori, fotografato da maestri dell'immagine e del cinema. Quel pezzetto di Mondo che - per la bellezza naturale e per l'arte che ha ispirato e contiene nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nelle sue città - è conosciuto in tutto il pianeta. Quel pezzetto d'Italia che, guardando lo Stivale, sta proprio nel punto al centro, preciso. Ho viaggiato abbastanza e ho visto tante belle città di altri Paesi. Citta' grandi, grandissime, medie, piccole, piccolissime, ma nessun posto ha tante cose belle della natura e dell'arte tutte insieme, come in questa parte del mondo. Ecco perché i toscani sono così orgogliosi. Hanno ragione, vivono in una terra unica e questa consapevolezza ha permesso loro di resistere agli attacchi della selvaggia rincorsa all'alluminio anodizzato, alle villette a schiera, alla cementificazione, alla globalizzazione a tutti i costi. Questo orgoglio che risparmia le case di pietra senza rifiutare il confort del metano per la cucina e il riscaldamento autonomo, spero duri abbastanza a lungo, per il nostro futuro, per quello dei nostri figli e per molte generazioni a venire. Tornando al Monte, ho comunque qualche lamentela da segnalare, anzi un rammarico, l'ho già espresso in passato, è la strada del Borgo di Sotto! La parte risistemata con le vecchie pietre è stata giustamente criticata - vedi il duro intervento di Massimo Mangiavacchi - per quanto riguarda la parte asfaltata, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ho assistito al dibattito che si è tenuto al palazzo Pretorio, ahinoi, la soluzione che è stata adottata è un vero orrore. In un paesino che vanta mura del "dugento", che con tanta determinazione sostiene e promuove turismo d' arte non si dovrebbe tollerare un simile sfregio. Il Sindaco ha inviato una garbata letterina e pare che sarà presto rimediato il danno. Quando e come non si sa! Mi piacerebbe avere qualche altra critica da segnalare. Certo se venissi in paese con maggiore frequenza - ma questo per il momento non e' possibile, peccato - avrei qualche occasione in piu' per individuare altre possibili carenze, Quindi per ora mi accontento di vedere soprattutto gli aspetti positivi, bere il vostro buon vino e pasteggiare col vostro olio speciale. A proposito di buon vino, leggo sul numero scorso del periodico montanino che il raccolto e' stato buono e abbondante e di conseguenza il vino dovrebbe essere all'altezza delle migliori annate, me ne rallegro. Anche le attivita' culturali, per quel poco che ho sbirciato, mi sembrano interessanti. A Torrita e' rinata l'Accademia degli Oscuri e nel mese di febbraio ho visto in cartellone lo spettacolo di Ascanio Celestini che con "Radio clandestina" e "Scemo di guerra" ha conquistato critica e pubblico in tutto il Paese. Mi auguro che abbia riscosso un buon successo anche qui: Celestini e' un giovane protagonista del cosiddetto Teatro di Narrazione che rappresenta una parte molto vitale del teatro contemporaneo. A proposito, per gli appassionati di teatro che so numerosi, con un passato molto attivo e un presente in cui ci riprovano: ho visto in agosto, in occasione di una festa paesana, una commedia molto divertente e ben allestita, a tutti costoro ricordo che la Rai sulla Rete Due ogni sabato notte manda in onda per la testata Palcoscenico (*) programmi di prosa e/o di musica molto interessanti (ha mandato Celestini con "Radio Clandestina" per l'anniversario delle Fosse Ardeatine, per il giorno della Memoria ha proposto "L'Istruttoria" di Peter Weiss, ha realizzato uno speciale sulla riapertura del Teatro alla Scala, trasmette la ripresa di opere e balletti, il Concerto da Vienna, ha fatto 8 puntate sul Teatro in Italia con Albertazzi e Dario Fo ecc. ecc.). E' vero che aspettare svegli oltre la mezzanotte e' problematico, ma volendo si puo' registrare il programma…Va beh, mi fermo qui e per il momento mando un saluto a tutti i montanini che comunque, visti da Milano, mi sembrano proprio molto, molto fortunati.

Alida Fanolli (*) www.palcoscenico.rai.it

 

L'amicizia e la "Vittoria"

Il mio babbo Pilade e Ferruccio Fè sono sempre stati amici per tutta la vita. Erano quasi coetanei, un po' più vecchio Pilade. Il Fè faceva di mestiere il muratore, il mio babbo teneva cavalli per calesse e barroccio e un'automobile per viaggi urgenti, tipo ricoveri ospedalieri vicini o per la stazione di Torrita, distante dal Monte dodici chilometri, e per andare alle fiere e ai mercati. Tutti e due erano gravati da famiglia numerosa ed entrambi erano giocatori incalliti, il Fè per il Terzilio e il mio babbo per il Lotto. I tempi erano difficili ma la mia famiglia non si poteva lamentare, non ci mancava nulla in confronto ad altri, anche perché una vincita al Lotto aveva permesso l'acquisto di pagliai di fieno e sacchi di cereali da campare i cavalli per un lungo periodo. Tra questi due amici spesso sorgeva sfottimento e polemiche di politica, sempre però improntate a bonomia, anche se qualche volta ci scappava un "sei un coglione" o qualche altra villania. Il Fè era un perseguitato politico di sinistra, il mio babbo era più moderato. Nelle giornate invernali e piovose, quando il Ferruccio Fè non poteva lavorare, veniva nella nostra rimessa a parlare per ore con il babbo. Un giorno, ringuattato sotto un calesse, lo ascoltai raccontare le mascalzonate e le angherie che aveva subito e subiva continuamente dai fascisti che allora comandavano. Io ricordo che ne rimasi turbato. Intanto il babbo lo esortava ad essere cauto nel parlare: "Tu ci hai la lingua troppo lunga", ripeteva, ma lui non ci badava e con coraggio insisteva nelle sue convinzioni. Passarono gli anni, passò la guerra, tornarono la libertà e la democrazia, delle quali il Fè faceva largo uso. Si arrivò alle elezioni del 18 aprile 1948 che caratterizzavano lo scontro tra DC e Fronte Popolare. Questo scontro era molto forte e aveva acceso gli animi, esasperando i sentimenti da entrambe le parti. Nei suoi comizi passionari e incendiari, il Fè sempre più imbufalito, si diceva sicuro di vincere. La DC invece conquistò la maggioranza assoluta e questa fu una grande delusione per lui e i suoi compagni. Fu in quell'occasione che il mio babbo chiamò Vittoria la cavalla di razza maremmana che avevamo allora e che aveva sostituito Drago, il cavallo che ci avevano portato via i tedeschi. Anche se la pensava in modo diverso da Ferruccio, Pilade lo aveva fatto senza malignità e senza spirito di rivalsa politica, ma solo per sfottimento. Naturalmente il nome Vittoria in quel momento suscitava sentimenti differenti e, per quelli che avevano appoggiato la DC, la cavalla fu al centro dell'attenzione e della… simpatia. Parecchi di loro volevano vederla e carezzarla. I commenti dei meno maligni erano "dammi la zampa", "che bella criniera", "che bella coda", ecc. Il mio babbo faceva schioccare la sferza e la incitava con un "vai Vittoria!". La cavalla pareva capisse, scalpitava e nitriva festosa. E' probabile che Pilade le avesse dato più biada per averla così rampante. A queste sfottiture il Fè ci ridacchiava e cercava giustificazioni ripetendo "è stato il clero a batterci". Rideva di un riso amaro. La delusione era stata grande e il boccone da mandare giù troppo grosso per lui e i tanti che erano della sua parte. Comunque, l'amicizia tra i due restò inalterata fino a che vissero. Erano persone civili che neppure qualche scherzaccio poteva dividere.

Vincenzo Mangiavacchi

 

ANCORA SULL'ABBAZIA DI S.MARIA DI FOLLONICA

In un articolo della precedente edizione di questo giornalino già avevo parlato del Conventaccio, riportando quello che il Pecci scriveva in una relazione risalente alla seconda metà del secolo XVIII. In tale relazione veniva indicato ciò che rimaneva in piedi di quello che un tempo era stata una ricca abbazia dei monaci Cassinensi (leggi Benedettini) prima e Agostiniani poi. La parte rimasta in piedi che vediamo attualmente sono i miseri resti della chiesa abbaziale a tre navate, la cui facciata era volta ad ovest, dove attualmente è quel campo pianeggiante a sinistra del podere Abbadia, avendo lo stesso podere alle spalle. Tali resti non rendono giustizia a ciò che poteva essere stata l'Abbazia nel suo complesso. Un monastero non può essere definito tale se non ha cinque strutture principali funzionanti: il luogo di preghiera, cioè la chiesa (oratorium); il luogo per dormire (dormitorium) e quello per mangiare (refectorium), con cucina e latrine annesse. Inoltre, secondo la Regola di San Benedetto che raccomanda l'ospitalità monastica, vi era una foresteria per ricevere gli ospiti e una portineria (portaria), area di comunicazione fra la comunità monastica e il mondo esterno. Questi locali, sempre presenti in un edificio monastico, avevano una disposizione precisa intorno al chiostro, cuore del monastero; ad essi potevano aggiungersi altri edifici, secondo uno schema che gli abati, spesso progettisti e direttori dei lavori, adattavano alle condizioni del territorio. Il chiostro, come sappiamo, ha quattro lati: tre di questi sono associati a tre diversi tipi di necessità umane dei monaci (spirituali, intellettuali e corporali); il quarto lato è destinato ai conversi e novizi. L'ala spirituale è costituita dalla chiesa, posta di solito a nord per riparare il resto del monastero dai venti di tramontana e per non impedire l'espandersi della luce sul resto del complesso; il settore o ala delle attività intellettuali raggruppa la sacrestia, la sala capitolare, il parlatorio, le stanze da lavoro, il dormitorio, che poteva essere sostituito da celle singole, gli armaria per la conservazione dei libri sia liturgici che destinati alla lectio divina. Sul lato opposto alla chiesa troviamo la cucina, la dispensa, il refettorio e le latrine, l'insieme cioè dei locali dedicati alle necessità del corpo. Separate dagli edifici claustrali vi potevano essere anche altre costruzioni, come l'alloggio dell'abate, l'edificio per i novizi, un'infermeria, la biblioteca e gli edifici di carattere pratico: fienili, fucina, stalle, il forno e, nel nostro caso, il locale per trattare la lana, visto che i monaci di Montefollonico erano follatori. Lungo il fosso di Bolagaggio vi erano sicuramente delle strutture per la tintura delle lane. La struttura monastica di Montefollonico, quindi, era piuttosto estesa e se pensiamo che, di solito, il pozzo è al centro del chiostro, si può immaginare quanto grande fosse quest'ultimo. Possiamo addirittura immaginare che la parte centrale del podere Abbadia, che è di costruzione molto antica, rappresentasse uno dei magazzini del monastero stesso. Dalla pianta allegata possiamo avere un'idea di come era più o meno organizzata l'area: ovviamente il disegno non è in scala e rappresenta solo un'ipotesi che però è basata su di uno schema costruttivo valido per tutte queste abbazie. Certamente se venissero organizzati degli scavi archeologici, questi potrebbero far luce su diverse cose, come, ad esempio, la presenza e la grandezza della cripta dell'abbazia, probabile residuo della costruzione precedente a quella che noi possiamo vedere. Molte parti dell'edificio sono state distrutte nei secoli dai monaci stessi, dai contadini per la costruzione dei vari poderi dei Landucci (vedi uno degli articoli precedenti) e, per ultimo,dagli attuali proprietari del podere Abbadia che, con gli scassi profondi per l'impianto della vigna, certamente hanno intaccato delle strutture che ancora non erano state raggiunte dalle precedenti lavorazioni. Intorno a Montefollonico, se si escludono le indagini di superficie, non si hanno notizie di scavi archeologici se non di quelli, dei primi dell'Ottocento, nei pressi di Felline, dove più che di scavi si può parlare di saccheggi autorizzati. E' vero, il problema sono sempre i soldi per organizzare le campagne di scavo, ma io sono sostenitore del volontariato e credo che di volontari al Monte se ne troverebbero per una cosa tanto interessante…o almeno così mi piace pensare.

Andrea Tonini

 

Da Mago Burletto

Un paio di settimane fa, quando sono entrato nella coloratissima e animata casa di Mago Burletto per sentire le ultime novità, quella più nuova di tutte mi è venuta incontro trotterellando: è il piccolo Mohamed Yassine, tunisino di Torrita. E' arrivato fresco fresco perché il 31 gennaio ha compiuto tre anni e il giorno dopo è stato iscritto alla nostra scuola materna. Mi ha guardato con due grandi occhi neri, ha ascoltato le mie frasi d'occasione con l'aria del "ma questo che vuole" e poi è tornato con i …colleghi. Mohamed non sa una parola d'italiano ma non pare che il problema lo turbi molto. Guarda cosa fanno gli altri e cerca di imitarli. Come mi hanno spiegato le maestre Gabriella e Sabrina, a quell'età fanno tutti così: giocano accanto agli altri, più che con gli altri. Intanto Yassine impara quello che gli viene fatto ripetere: forchetta, piatto, rosso, bambino, eccetera. Dall'ultima volta che ne abbiamo parlato l'attività del Mago e della sua popolazione è proseguita lungo binari ormai collaudati. Nel pomeriggio dell'8 gennaio il gruppo ha partecipato a "I bambini davanti al Presepio", una manifestazione corale promossa dal vescovo Rodolfo Cetoloni nella cattedrale di Montepulciano. I piccoli di Mago Burletto hanno eseguito gli stessi canti natalizi presentati a Montefollonico una quindicina di giorni prima. Insieme a loro hanno partecipato alla manifestazione i bambini della scuola per l'infanzia di Montepulciano e i ragazzi del Gruppo Parrocchiale di Valiano. Tutti hanno ricevuto un piccolo presepio in legno d'olivo intagliato a Betlemme. Il 7 e l'8 di febbraio bambini e maestre hanno giustamente celebrato il carnevale con giochi musicali e balletti, prima dentro la scuola e il giorno dopo nella piazzetta Cinughi. Non hanno fatto risparmio di coriandoli e anche io ne ho presa una manciata "nel muso". Il lanciatorino mi aveva chiesto se volevo un caffè ed ho risposto di sì perché non volevo deluderlo. Ma il caffè lo teneva stretto in mano e me lo ha tirato in faccia. Per fortuna erano coriandoli. Giochi musicali e balletti si inseriscono nel programma "Recitare, cantare, ballare e suonare", cominciato in dicembre e destinato a durare fino a marzo. Le colonne portanti sono, naturalmente, Sabrina e Gabriella, aiutate da una "specialista" che interviene una volta alla settimana. Inizialmente qualche bambino dei più piccoli ha un po' "frignato" perché si trovava a fare delle cose nuove e temeva di non esserne capace. Poi anche i più vergognosi si sono integrati e ora tutti si divertono. Il programma fa parte della tecnica del "gioco guidato" che occupa solo una parte della giornata. Oltre a questo i bambini si dedicano al "gioco libero" e la cosa buffa è che scelgono sempre di fare giochi in cui imitano il lavoro dei grandi: la vita in cucina, il falegname, le costruzioni. Qualche volta si dedicano alla "lettura". Cioè sfogliano in piccoli gruppi, con serietà da studiosi, librini molto ilustrati nei quali sono narrate storie che conoscono bene per averle ascoltate o viste in TV. Così gli bastano le illustrazioni, per ritrovare e seguire passo passo le vicende narrate Se necessario se le spiegano l'un l'altro, ma non hanno alcun bisogno di conoscere l'abbecedario. Peccato che il Mago Burletto smetta le sue magie così presto.

Renzo Butazzi

 

L'arcuccio

Sfido i più giovani a spremersi le meningi, perché anche io, che non sono di primo pelo, ho dovuto chiedere aiuto: cosa è l'arcuccio? Verrebbe voglia di rispondere:un piccolo arco. E' vero, nel vecchio Melzi c'è scritto anche questo; ma l'uso della parola è ben altro: l'arcuccio è un arnese di legno ricurvo che si metteva nella culla o nel letto per tenere sollevate le coperte, affinché i bambini non rischiassero di soffocare..Oppure negli ospedali, forse nel tempo di guerra, per evitare dolore ai feriti nel contatto con le coperte. Direte: e allora ? I tempi sono cambiati, chi se ne importa? Che c'entra? Niente, ma siccome durante una "vegliatura" in casa della mia zia Luigia, insieme a Beppa, alla mia mamma e ad altre persone, Liliana, la mamma di Roberto Sabatini (per la cronaca grande giocatore del Monte) e nonna di due bambini, ci raccontava che Caterina, la nuova arrivata, doveva essere portata dal pediatra. Allora Valerio, il fratellino più grande, aveva detto: "va bene, ora piglio "l'ovo" e ci si mette dentro!" Liliana, con la sua simpatia e la sua risata contagiosa, ci spiegò che tale "ovo"non è altro che un porta-neonati ultramoderno, e fu così che venne fuori l'arcuccio. "Eh!", aggiunse poi, "Pori disgraziati! Ai nostri tempi ci fasciavano dal capo ai piedi, ci infilavano sotto le coperte appoggiate all'arcuccio, e si stava lì, senza tanti complimenti, perché meno si dava noia e meglio era. I nostri genitori erano stanchi la sera e non avevano certo voglia di tante smancerie". Poi un'altra bella risata: "e a volte c'era qualche citto che, quando si ricordavano di levargli le fasce per lavarlo, si alzava e camminava da solo!" Grazie Liliana, per avermi fatto ridere di gusto! Il buon umore, fa sempre bene e aiuta. Certo, siamo sempre lì: prima non c'era niente, ora c'è l'incredibile; però noi ci siamo, ci sono stati i nostri genitori e l'arcuccio è stato, forse in qualche modo necessario (e sufficiente).

Giuseppina Mangiavacchi

 

L'ANGOLO DI DANIELE. . . . . . . . O QUASI.

FILOSOFEGGIANDO

"Il mio amico non è tornato dal campo di battaglia, signore. Le chiedo il permesso per andare a cercarlo" Disse un soldato al suo tenente. "Permesso negato!!", replicò l'ufficiale. "Non voglio che lei rischi la sua vita per un uomo che probabilmente è già morto". Il soldato, senza prestare attenzione al divieto, se ne andò e un'ora dopo ritornò ferito mortalmente, trasportando il cadavere del suo amico sulle spalle. L'ufficiale era furioso: " Le avevo detto che ormai era morto! Mi dica, valeva la pena andare fin là per recuperare un cadavere!?!" Il soldato, moribondo, rispose: "Certo Signore! Quando l'ho trovato era ancora vivo e ha potuto dirmi: Ero sicuro che saresti venuto!"

UN AMICO E' COLUI CHE ARRIVA SEMPRE, ANCHE QUANDO TUTTI TI HANNO GIA' ABBANDONATO. UNA DOMANDA . . . . . UNA RISPOSTA

E' possibile contare fino a un miliardo? NO! Infatti, supponendo che ci vogliano mediamente 4 secondi per contare da 1 a 10, facendo unicamente un conto matematico, risulta che ci vorrebbero 400 milioni di secondi, corrispondenti a 12,68 anni. In realtà la faccenda è più complessa: pronunciare un numero come 743.689.542 richiede diversi secondi. Sembra dunque ragionevole supporre che il tempo necessario a pronunciare un numero sia proporzionale al numero di cifre che lo compongono. Tenendo quindi conto della lunghezza dei numeri, i tempi si allungano progressivamente arrivando a circa 100 anni.

LA BARZELLETTA DEL GIORNO
Dopo aver fatto l'amore. LUI: Se l'avessi due centimetri più lungo, sarei un Re! LEI: Si, ma se tu l'avessi due centimetri più corto saresti una regina!

 

Maxilettera dedicata all'aria pulita

Caro Giornalino sono tornata ieri, 6 febbraio, a Milano dopo una splendida settimana al Monte, come ormai, per fortuna, mi capita di frequente. Ritorno sempre con dispiacere ma questa volta mi è dispiaciuto ancora di più. In città l'aria è irrespirabile più del solito; oggi il giornale porta la notizia nefanda che da ben 29 giorni respiriamo queste famigerate polveri sottili e se si arriva a 35 ci sarà il blocco totale della circolazione per giorni e giorni, senza contare una grossa multa dalla UE che naturalmente, poi, pagheremo noi. Sono anni che è così, noi che ci viviamo e leggiamo e vediamo i giornali e i telegiornali locali siamo consapevoli che sicuramente ci si accorcia la vita. Non c'è rimedio, siamo nelle mani di gente senza scrupoli. Nella mia zona, e abito in centro, ci sono ancora caldaie a carbone (avete letto bene: CARBONE), e a gasolio, senza considerare gli impianti incontrollati. Appena si accendono i riscaldamenti, non metto più i panni ad asciugare fuori: diventerebbero grigi; al mattino, sul telo che qualcuno mette per coprirli se li appende fuori, ci trova uno strato di polvere nera. Il primo stop alle macchine risale al 16 gennaio, ma siccome in centro c'erano i negozi di lusso con i famigerati saldi, il blocco fu a orario alterno: 9/12 - 15/18, altrimenti non si vende! Siccome lo stesso giorno giocava il Milan a S.Siro, di sera, chi se ne frega dell'aria, tutti in macchina, via libera ai tifosi anche prima dell'orario;forse basta presentare all'eventuale vigile che ti ferma il biglietto della partita. Un gruppo di medici dell'ospedale di Vimercate, alle porte della città, qualche tempo fa ha fatto una ricerca sull'aria inquinata che è stata pubblicata: respirare in questa città era come fumare 10/15 sigarette al giorno. Spaventoso! Ma il giorno dopo, regolare smentita: era una vecchia ricerca, l'ipotesi non era convalidata, ecc. V'immaginate cosa sarà successo al responsabile della ricerca? Secondo me non riesce più nemmeno a stare seduto. Altro esempio: giovedì targhe alterne, pur sapendo che le targhe alterne del giovedì precedente non avevano sortito risultati soddisfacenti: secondo i dati riportati sui giornali lo smog del giorno dopo, era triplicato! Cosa era successo? Colpa del vento che non era soffiato come speravano i meterologi; che sfiga 'sti milanesi, non ne chiappano una! Certo che fumare fa male, ci sono fior fiore di ricerche che lo dimostrano e così 20 e più anni fa smisi. Ma questo "gas" che respiro tutti i giorni, che cosa mi farà davvero? Di respirare non ne posso fare a meno, posso fuggire ogni tanto e venire a ritemprarmi (anzi ci verrò a stare definitivamente); ma i miei ragazzi? E se diventerò nonna (oddio!)?. Quando vedo i bambini nei passeggini ad altezza di tubo di scappamento rabbrividisco. Mi fanno pena e subito penso al Monte: Cesare, Mattia, Daniele, Alessandro, Marta, Gennaro, Carlotta, Camilla - tutti non me li ricordo - sotto gli alberi dei giardini a giocare, le gote rosse, in questi giorni, per il freddo pungente, belli, sani, coloriti e che al più possono respirare la polvere dei loro giochi. Vi pare poco? E i giri del Bighi delle persone anziane, dei giovani, con la strada che ha bosco di qua e di là… quanta salute! E quanto vi penso! Non vi lamentate, ragazzi, al Monte non ci saranno vetrine di lusso con i saldi, ma il lusso oggi è la purezza dell'aria, la libertà di uscire di casa senza doversi mettere la sciarpa sulla bocca, non per il freddo, ma per respirare meno veleno! I bimbi di qui (a meno che non gli diano al posto del latte il vin brulè) sono tutti bianchi come la veccia e quando c'è qualche impavido genitore che porta il suo in bici, la mascherina è d'obbligo (anche se sembra che le polveri filtrino lo stesso). A questo punto, anche se non c'entra con l'inquinamento, vorrei far leggere, a coloro che non lo conoscono, L'inno alla vita, una poesia di Madre Teresa di Calcutta. Per alcuni può sembrare una riflessione, un elenco di consigli, ma per me è una poesia. Anche se l'ha scritta tantissimi anni fa mi pare molto attuale e una riflessione sopra mi sembrerebbe assai istruttiva. La vita è un'opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è una ricchezza, conservala. La vita è amore, godine. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un'avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala. La vita è la vita, difendila. Tutto può sembrare scontato, magari non ci dice niente di nuovo. Nei limiti del possibile lottiamo, cerchiamo di fare del nostro meglio, ma l'ultima frase mi ha molto colpito: la vita è la vita, difendila!. In questo momento mi pare che la difendiamo poco, vale per l'argomento che ho trattato, perché non abbiamo i mezzi per poterlo fare, vale per la guerra, siamo impotenti, vale per la fame nel mondo, per i bambini uccisi o mutilati, ecc. Vorrei far leggere quella frase a coloro che aspettano l'ultimo secondo per applicare la legge o cercano di raggirarla, affidandosi al vento, alla pioggia. Chissà se ministri, governatori, sindaci, giunte, dentro i loro palazzi, magari di notte, fanno la danza della pioggia, come gli indiani, sperando di poterci dire l'indomani: "Visto? I meterologi avevano ragione e noi con loro. Abbiamo fatto bene a non bloccare il traffico". Intanto, al momento in cui scrivo, 9 febbraio, il Corriere della Sera, titola: "Ogni anno quasi 200 morti per le polveri, rapporto choc degli epidemiologi"…Chissà come andrà a finire.

Giuseppina Mangiavacchi

Cara Giuse conosco bene il fenomeno di cui parli, dovuto all'inarrestabile avanzare del progresso. Quando arrivai a Milano (1960) gli impianti di riscaldamento erano quasi tutti a carbone e gli altri andavano con un pessimo gasolio ("pessimo" perchè costava meno). D'inverno, al mattino, sulle auto parcheggiate la polvere nera era riccamente mescolata a bei fiocconi neri (fuliggine). Pochissimi anni dopo lessi che il colore dei polmoni dei bambini molto piccoli, morti per cause che richiedevano l'autopsia, era stato definito "nero Milano". Per scherzo potei scrivere, da qualche parte, che tra i cannibali era severamente proibito di mangiare turisti milanesi perché troppo tossici. . Purtroppo gli elementi inquinanti, stop o non stop, vengono trattenuti nell'atmosfera dalla gravità della terra. Girano insieme a noi e temo che, prima o poi, anche qui i nipoti dei nipoti ne vedranno una spolveratina sui panni stesi e sulle automobili. Già ora un montanino mi ha detto che la neve non è più bianca come prima e che il panorama della Valdichiana non si vede più cosi completamente, chiaro in ogni particolare, come quando lui era bambino. Ma ecco una botta straordinaria di ottimismo, quasi come i versi di Madre Teresa. Qualcuno pensa che il pericolo sia soprattutto per noi e per i nostri figli, ma che i nipoti e i nipoti dei nipoti potrebbero nascere già adattati (loro malgrado). Un po' come Mitridate, che si prendeva una goccina di veleno ogni tanto per abituarcisi e non farsi fregare.

Auguri e gargarismi Renzo

 

"Gliè tutto sbagliato, gliè tutto da rifare" (Gino Bartali)

Notevole è la polemica nata intorno alla pavimentazione e ai lavori relativi ai sottoservizi realizzati nel Borgo di Sotto o meglio in via Fedro Bandini. Giustamente la gente del paese e non, che ha seguito ed osservato l'esecuzione dei lavori ed ha una benchè minima idea su quel che può essere un lavoro fatto bene, ha espresso le sue lamentele.C'è chi ha avuto il coraggio di scriverle e chi come tanti preferisce non esporsi "contro" l'Amministrazione. In certi casi basterebbe avere però solo un po' di buon senso e fare dei paragoni con lavori simili. Gli interrogativi che si pongono in molti sono gli stessi che Massimo Mangiavacchi ha espresso nel numero precedente, ma a ben guardare ne possono sorgere anche altri. La cosa che più salta agli occhi è ovviamente quel bordo di calce lungo tutte le abitazioni del Borgo di Sotto, che, dice il sindaco, "… si è reso necessario proprio per evitare eventuali infiltrazioni di acqua…".Ma nel Borgo di Sopra non c'è (e non si è mai sentito parlare di infiltrazioni) e neanche in tutti i paesi o città dove sono stati rifatti i lastricati. Forse perché chi ha eseguito i lavori ha stuccato le pietre con calce troppo asciutta e con rena grossa, la stessa usata per murare le pietre? Già si stanno sfessurando diverse pietre della pavimentazione: ma chi seguiva i lavori per il comune? I tecnici dalla Soprintendenza di Siena auspicano che il comune faccia togliere "quell'incredibile bordo", ma chi visse sperando… Parliamo anche delle lapidi grandi dei tombini. Nel Borgo di Sopra sono state riutilizzate le lapidi in pietra del vecchio fognone, mentre in via Bandini sono state sostituite da quelle di ghisa (in certi casi sono state sostituite anche nel Borgo di Sopra, vedi quelle davanti alla casa di Pierpaolo e Tamara e di Don Divo). Alcune di queste grandi lapidi di ghisa riguardano anche qui il vecchio fognone; altre, invece, sono state inserite in corrispondenza delle saracinesche della conduttura dell'acqua. Ora, se devono essere tutte ispezionabili, che fanno quelli delle Nuove Acque, mandano un operaio magro per il Borgo di Sopra, visto che le lapidi in pietra sono più piccole di quelle di ghisa, e uno normale per il Borgo di Sotto? E chi ha preso quelle di pietra, che sono state viste portare via dalla ditta esecutrice dei lavori? Non parliamo poi dei tombini piccoli; che sono di due tipi. il primo, con coperchio chiuso, il secondo con coperchio grigliato. Chissà a quali sottoservizi saranno destinati quelli del primo tipo, visto che alcuni sono stati messi proprio a caso, con i tubi corrugati che arrivano e non ripartono (uno è in corrispondenza della chioca di mezzo alla Porta di Follonica). Quelli del secondo tipo sono destinati alle acque meteoriche. Molti di questi sono stati posti in corrispondenza delle calate dei tetti, ma è la prima volta che osservo un lavoro simile, visto che in questi casi i pozzetti hanno sempre un coperchio chiuso per evitare cattivi odori durante i periodi estivi e la calata del tetto si immette a lato del pozzetto stesso entrando per un breve tratto sottoterra. Alcune delle pietre delle antiche "chioche" sono state tolte e al loro posto sono stati inseriti dei pozzetti con griglie come sopra, praticamente inutili poiché dopo poco tempo si riempiono del ghiaino derivato dallo sgretolamento del famoso asfalto. Era proprio necessario questo nuovo inserimento quando le chioche erano perfettamente funzionanti anche senza le griglie di cui sopra? E ancora. A cosa serve quel tubo che hanno messo alla fine dell'asfalto alla Porta di Follonica in corrispondenza della chioca di mezzo? Probabilmente non è stato previsto nemmeno di interrare i cavi Telecom visto che sono inesistenti le lapidi corrispondenti, che invece troviamo nel Borgo di Sopra. Quello che è mancato è stato un controllo competente da parte dell'Amministrazione sull'esecuzione dei lavori i quali, va però ricordato, erano stati dati in appalto con una gara al ribasso: come quella del restauro del teatro del Monte. Come si può vedere le mancanze sono molte e speriamo che non ce ne siano altre sepolte. Dopo tutto al Monte è andata piuttosto bene visto quello che certe amministrazioni riescono a fare in città come Firenze dove costruiscono una galleria commerciale in cemento armato a ridosso delle mura della Fortezza di S. Giovanni Battista, in barba a tutte le leggi di rispetto dei beni monumentali. In certi casi, forse "…il modo semplicistico e superficiale di affrontare i problemi." non è di chi scrive nei giornalini di paese. E' vero che spesso ci sono priorità e non si possono affrontare spese relative ad un pezzo di lastricato da fare ex novo dove c'era (e c'è tuttora) l'asfalto, ma speriamo di non dover ritornare troppe volte su di un lavoro che certamente richiedeva una maggiore attenzione. C'è in programma il terzo lotto di lavori che riguarderà Via Coppoli: mah!!!

Andrea Tonini

Promemoria al Comune per le future nevicate

Se fosse possibile chi manovra la ruspa dovrebbe evitare di accumulare la neve anche davanti alle porte delle case abitate. Non sono molte e quindi non dovrebbe essere difficile farlo. I cassonetti e le campane per i rifiuti dovrebbero essere resi accessibili, sgombrando la neve davanti (invece di ammucchiarcela) e salando o insabbiando il terreno, altrimenti i rifiuti vengono abbandonati fuori. Non sarebbe male ripetere dopo un poco la salatura (o insabbiatura) delle strade. In molti punti la neve ci viene riportata dalle ruote delle automobili, che la schiacciano e la rendono pericolosa anche se non è ancora gelata. Poi rigela più volentieri.

Renzo Butazzi

 

PROPRIETARIO Ass. Polisportiva Montanina Via del Pianello -53040 MONTEFOLLONICO DIRETTORE RESPONSABILE Renzo Butazzi REDAZIONE Alessio Capitoni, Sofia Canapini, Raffaele Falconi, Sara Natalini, Gianfranco Rossi, Andrea Tonini, Elena Trombetti, Leonardo Trombetti, Cristina Fabricotti COLLABORATORI Alida Fanolli, Daniele Fè, Alfredo Machetti, Giuseppina Mangiavacchi, Vincenzo Mangiavacchi Le immagini sono tratte da: "Il meglio del Marc'Aurelio", casa editrice R. Napoleone, Roma, 1998; ARIA DEL MONTE 2000 E' POSSIBILE LEGGERLO ANCHE SUL SITO INTERNET www.montefollonico.net PER ARTICOLI, DISEGNI, IDEE, CRITICHE E' POSSIBILE SCRIVERE ALL'INDIRIZZO E-MAIL ariadelmonte2000@libero.it Periodico registrato nel registro stampa presso il Tribunale di Montepulciano con prot. N° 285 del 01/12/2000