DOVE ABBIAMO FATTO POLITICA?

Tre anni, nove numeri e finalmente la prima critica: “Smettetela di fare politica!” Fare politica? Una parola che sembra racchiudere in sé l’arma per la distruzione di tutte le iniziative. Ma torniamo un po’ indietro con la memoria: prima riunione della redazione, quando decidevamo la linea da seguire.Risultato? Massima libertà e … niente politica!In questi anni di avvenimenti ne sono davvero successi tanti. Sia “montanini” che non. Abbiamo sempre cercato di valutare con la massima serietà e sensibilità ognuno di essi. Speriamo di esserci riusciti. Non abbiamo mai parlato delle lettere anonime per non turbare l’animo delle persone colpite. Abbiamo intervistato il sindaco sui temi riguardanti Montefollonico, non gli abbiamo nemmeno risparmiato critiche. Quando fa bene siamo i primi ad essere contenti di scriverlo.E poi, ahimè, i montanini non vivono solo dentro le “mura”. Ci sono compaesani che hanno partecipato alle manifestazioni e agli avvenimenti più disparati. Non crediamo ci sia niente di male far conoscere anche agli altri cosa sono state. In questo numero troverete, per esempio, l’articolo di Barbara sul suo viaggio in Polonia ai campi di concentramento. E’ anche politica? Certamente sì, ma non solo. Crediamo che le esperienze importanti sia bello sentirle raccontate da persone vicine, invece che viste in televisione. Forse ci sembra di sentirle più vere. E poi se a volte c’è un po’ di …polemica crediamo che alla fine arricchisca lo spirito critico di ognuno di noi.Noi siamo aperti ad ogni idea, cerchiamo sempre nuovi collaboratori pronti a colorare di parole il nostro giornalino per far sì che diventi ancora più bello e vivo.Però, almeno alla fine, consentiteci una piccola malignità. Quelli che si lamentano perché qualcuno parla o scrive di politica mentre non dovrebbe, di solito si lamentano quando il “reo” esprime opinioni politiche diverse dalle loro. Se la pensasse allo stesso modo e lo scrivesse, non ci troverebbero niente da dire.La redazione Cari lettori, crediamo che nessuno di noi (di voi) passi un giorno senza pensare con angoscia o almeno con profonda tristezza alla tragedia della guerra in Iraq. Vorremmo raccogliere queste riflessioni e sensazioni pubblicandole in un suplemento al giornalino, affinché rimangano fissate sulla carta prima che il cuore si abitui e la memoria svanisca. Chi pensa che la nostra si una buona idea scriva sul foglio allegato (o un altro qualsiasi) quello che più lo colpisce a propositodi questa tragedia, come la giudica, come si sente quando ci pensa. Non ci aspettiamo lunghi discorsi, ma se uno spazio non è sufficiente potete proseguire nei successivi. Fate leggere il nostro invito anche a chi non legge abitualmente “Aria del Monte 2000”.>Quando avrete detto ciò che vi sentite di dire, piegate il foglio e lasciatelo nelle cassette vicino a quelle delle offerte del giornalino. Potete anche inviare anche una e-mail ad ariadelmonte2000@libero.it. Grazie.

LA REDAZIONE

 

 

 

CRONACA

DICEMBRE

Venerdì 20 si è concluso il Torneo di Boccette all’Italiana organizzato presso il Bar “Lo Sport” di Montefollonico da Ivano Talli. Anche quest’anno è stato un successone e gli iscritti, 40 in tutto, si sono scontrati per 3 settimane alla regola “di chi di tre ne vince due”. Dai 5 gironi sono usciti i due finalisti: Macherozzi di Torrita  ed il nostro Bruno Volpi. Ha avuto la meglio Bruno che ha stracciato “il Chianino” per 2 a 0!!!! Complimenti.

Domenica 29 era il giorno in cui si doveva svolgere la gita ad Assisi con la visita al presepe vivente di Petrignano. Purtroppo solo 15 persone erano interessate all’iniziativa, troppo poche per realizzarla: ciò ci ha deluso molto…Soprattutto Don Giovanni, che aveva “tribolato” non poco per essere sostituito la domenica. Certo che dopo il “flop” della gita a Napoli non ce lo aspettavamo. Forse abbiamo pagato l’errore di esserci rivolti ad un’agenzia che ha gonfiato troppo il prezzo, ma di sicuro la voglia di stare insieme, quel campanilismo per il quale se viene fatto qualcosa al Monte si dovrebbe partecipare….non c’è! Si fa tutto e solo per interesse personale…meditate!

Durante le vacanze la Polisportiva ha distribuito dei biglietti di auguri fatti dai bambini della Scuola dell’Infanzia di Montefollonico. Un’idea originale per coinvolgere la Scuola nella vita paesana e sensibilizzare un po’ i cittadini. Assieme, è stato distribuito un questionario per conoscere il giudizio dei Montanini sulla Polisportiva. Dei risultati ne parliamo a parte.

Avvicendamento dello spazzino Comunale: Paolo Morelli ha lasciato il posto a Giulio Guerri. Il nuovo “operatore ecologico”, nato a Sinalunga trentaquattro anni fa, è sposato, è padre di un bimbo di 4 anni ed è residente a Montepulciano Stazione…In bocca al lupo e buon lavoro!

I festeggiamenti per il nuovo anno sono stati, come sempre, i più vari: dalle feste nei ristoranti come i 13 Gobbi, la Costa e le Macine, si passa a quella al podere Campoccolino, preso d’assalto dagli under 18, alle feste fuori provincia, come a Firenze e a Roma. La più movimentata è stata sicuramente quella a Roma dove la cena presso un ristorante cinese della capitale è costata una lieve intossicazione alimentare  a Flavio Burroni che se l’è cavata con un giorno di degenza all’ospedale di Orvieto.  Auguri! Non potevano mancare l’ormai tradizionale festa di Silvia e Sandra Elmi e del Circolo parrocchiale di Don Giovanni.

GENNAIO

Con l’anno nuovo avvicendamento del “postino”: il torritese Daniele Seri ha lasciato il posto al poliziano Paolo Pellegrini.

Domenica 5 gennaio inaugurazione del Circolo parrocchiale, con l’apertura al pubblico dei suoi locali. Si tratta di locali adiacenti alla chiesa di San Leonardo, a suo tempo utilizzati per il culto (chiesa di S. Caterina) o come Circolo ACLI. Fatti restaurare da Don Giovann sono stati trasformati in una sala biblioteca – utilizzabile anche per conferenze e dibattiti - e una sala giochi. Lo scopo del Circolo parrocchiale è di favorire l’incontro dei fedeli più desiderosi di stare insieme, anche per lavorare a fini utili e di arricchimento reciproco.  Un paio di settimane prima, proprio in questa filosofia, i ragazzi che frequentano il catechismo e le loro famiglie avevano già realizzato iniziative strettamente connesse al Natale. Tra queste un albero di Natale decorato con cartoncini disegnati dai ragazzi e definito “abete della solidarietà” perché è stato l’occasione per una raccolta di denaro (105 euro) destinato alle famiglie terremotate del Molise.

Lunedì 6 gennaio c’è stata l’inaugurazione del ristorante “Le Macine”: nato nelle stalle del Podere le Palazzeta, il locale è gestito dallo Chef Mauro Monaci. La nevicata che ha colpito tutta la zona, non ha fermato le decine di persone che hanno affollato il locale nella sua prima sortita. Sfido io: era tutto gratis!!! In bocca al lupo!

Venerdì 24 si è tenuto un’incontro, organizzato dai D.S., tra gli amministratori comunali e la cittadinanza: presenti il sindaco Paolo Pieranni, gli assessori Sirio Franchetti, Moreno Meucci, Angelo Cherubini e il consigliere Fiorenza Belli. Vi hanno partecipato una trentina di montanini…Tutto sommato non tanti! Sono stati molti gli argomenti trattati, soprattutto quello della viabilità della strada dei Colli, un problema ricorrente da anni e mai risolto, almeno per il tratto più disastrato che compete all’amministrazione di Montepuciano.

Il 29 gennaio è scaduto il termine per l’iscrizione dei bambini dell’asilo per l’anno scolastico 2003/2004….il Monte ce l’ha fatta!!!! Grazie all’aiuto dell’amministrazione comunale ma soprattutto alle maestre Sabrina e Gabriella che, con la loro passione e l,attaccamento al paese, hanno convinto molte famiglie torritesi ad iscrivere i  figli alla scuola dell’Infanzia “Mago Burletto” di Montefollonico…Brave!

FEBBRAIO

II’6 febbraio, muore all’età di 92 anni Emilia Senesi vedova Piccardi. Mercoledì 12 ci lascia Primo Ceccuzzi. Aveva 79 anni. Sabato 15 molti montanini si sono recati a Roma per la marcia della pace. Il contagio tra la popolazione è stato immediato, e da moltissime finestre di Montefollonico hanno iniziato a sventolare le bandiere multicolori della pace!

Venerdì 28 sfilata in maschera, per le vie del paese, dei bambini della Scuola dell’infanzia “Mago Burletto”. I festeggiamenti del carnevale per la scuola si sono conclusi mercoledì 4 marzo con la recita dei bambini e quest’anno anche dei loro genitori, che si esibiranno con la favola di Cappuccetto Rosso.

Il 22 nasce Francesco Cresti. Auguri ai genitori Gianni e Roberta.

MARZO

l primo di marzo è arrivata al Monte la tela della “Maria SS.ma del Rifugio”,patrona della Diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza. Questa “visita” fa parte di un pellegrinaggio tra le chiese della Diocesi iniziato il 14 di settembre 2002 e che si concluderà il 7 settembre 2003, quando l’effige tornerà nella Chiesa del Convento di S. Bernardino di Sinalunga. Questo momento di preghiera indetto dal Vescovo, Monsignor Ceppalloni, ha coinvolto i fedeli Montanini per tre giorni. La partenza dal Monte della “Madonna” è avvenuta mercoledì 5 alle 15.

Il 5 ci ha lasciati, a 75 anni, Iolanda Cinali vedova Fantacci.

Il 7 marzo è nata Sofia Sodi: auguri a papà Stefano e mamma Lorenza Barbetti.

Atti di vandalismo nella notte tra venerdì e sabato 8 marzo: alcuni “ignoranti” hanno gettato un sasso contro la bacheca del Tondo sita all’incrocio tra la via dei Frati e la strada del parco… Ovviamente è stata rotta; complimenti!

Il 13 sarà un giorno che Don Giovanni ricorderà bene…Ahimè in tre se ne sono andati: Amerigo Pinzuti di 91 anni, Palmiero Facchielli di 80 anni e Ferruccio Butteri di 88 anni. Nei primi tre mesi dell’anno sono decedute 6 persone e sono nati solo due bambini. Con un ritmo del genere nel 2023 a Montefollonico ci saranno circa 200 persone!

E purtroppo il 18 marzo, a soli 60 anni, ci ha lasciato anche Mario Innocenti Gonzi, dopo una lunga malattia sopportata con ammirevole serenità, quella stessa che aveva sempre mostrato nella vita. Conosciuto da tutti, oltre ad essere un amico, “Reste”, era  un socio della Polisportiva. Era stato anche collaboratore e animatore della serie precedente di questo giornalino. Ai familiari vanno le nostre condoglianze, in particolare al fratello Vittorio che gli era molto legato e che, a sua volta, sia pure parecchi anni fa, è stato parte attiva di “Aria del Monte”.

Il 29 alle 16 si è tenuta al Palazzo Pretorio l’assemblea, aperta a tutti i montanini, del Centro Culturale, volta a rilanciare l’attività dell’Associazione e raccogliere nuove idee e forze: purtroppo il pubblico presente - soci e non soci - era costituito da una sola persona. Anche il Consiglio Direttivo mostrava qualche…lacuna. Il Presidente Andrea Cannas ha dichiarato <Almeno chi l’ha voluta stà riunione si poteva presentà!>

Leonardo Trombetti

 

 

 


Oggi quisquilie, domani scintille.

Liberté, Egalité, Fraternité. Tre parole, un unico desiderio: possibilità di essere. Cosa? Un uno di noi ed un tutto con noi. Illuminati i francesi vollero rivoluzionare il loro mondo, e lo fecero. Ne bruciarono le tappe e caddero nel dispotismo napoleonico. Oggi dopo più di 200 anni cerchiamo ancora le stesse cose. Vogliamo libertà, uguaglianza, fratellanza?!?. Mi domando, cosa è che ci impedisce di metter alla luce questi tre illegittimi figli? Mi rispondo, un parto ha bisogno solo di nove mesi! Li vogliamo davvero mettere al mondo?. Parliamo di libertà di popoli 'oppressi', di emancipazione femminile, eppure non afferriamo neppur lontanamente il concetto di libertà. La libertà non è quella che permette di esprimersi liberamente e liberamente accettare il pensiero altrui? Ottusi nel nostro egoismo, ricerchiamo solamente il nostro proprio tornaconto. Ma non siamo così duri nel giudicarci, vogliamo solo un po’ di PACE. "Pace in terra agli uomini di buona volontà", si dice. E che vuol dire? Che basta avere solo dei buoni principi morali per guadagnarsi il pane celeste? Ma non sono sempre stati i fatti quelli che contavano più delle parole? Eppur noi parliamo e siamo sempre qui a sproloquiare sulle nostre acerbe idee. Vogliamo cambiare il mondo. Dio non l'aveva fatto in sei giorni? Ma noi siamo esseri umani 'erranti', eppure ci atteggiamo a padreterni. Abbiamo visto Morte in faccia, a qualcuno gli è toccato farsi prendere per mano, altri sono riusciti a dirle: «Ripassa un altro giorno!» (ma poi è sempre ripassata). E dopo tanto buio e tanta tristezza, dopo tanti ricordi dentro il cassetto e fantasmi che ci volano ancora per la testa, continuiamo a perseverare nell'ingordigia di fagocitare tutto quello che ci passa sotto gli occhi. Un disturbo 'alimentare', è il nostro. Sì, quello di alimentare la nostra volontà di super-uomini. E oggi, noi, da tempo ormai definiti uomini razionali, ci comportiamo come esseri animali. Può darsi che la nostra razionalità ci abbia dato alla testa ed ora gli impulsi più ancestrali riemergano più putridi che mai. Tutto deve aver la giusta misura! Ma a noi italiani, figli del paese dove fioriscono i limoni, basta la nostra “genialità” per andare avanti. E che Geni, abbiamo avuto nel corso degli anni!!! Poveri italiani, il nostro nazionalismo esiste solo perché stiamo nello stesso Paese. Frammentati e un po’ confusi, rincorriamo una bandiera bianca. Aspettiamo da una vita, una nuova vita. Consumiamo futilmente questa; predichiamo il Carpe Diem; ci atteggiamo a nobili senza esserlo.Ci vergogniamo di essere, ma amiamo apparire; vogliamo in quantità e non in qualità; mangiamo bio e inspiriamo gas. Bé, dopo tutto, domani è un altro giorno ed il regno dei cieli, se prima non ci casca addosso, sarà il nostro! Il mio articolo, non è, come qualcuno potrà lamentare politico, e non è nato con l'intenzione di esserlo. Ovviamente in una situazione quale l'attuale, in cui è inevitabile non percepire i danni sparsi ormai a macchia d'olio, viene da riflettere sulla nostra vita. Si fa un resoconto secolare e, ci rendiamo conto, che in PACE non siamo mai stati. La pace non è mai stata vissuta e sembra che non l'abbiamo mai voluta. Non credo troppo fermamente al “volere è potere”, ma mi domando se ci siamo mai fermati un momento a riflettere su cosa stava succedendo o ci siamo sempre e solo, semplicemente detti, che da domani si poteva cambiare, che le cose si sarebbero aggiustate da sole. Siamo più volte caduti e più volte ci siamo rialzati. Ma le membra stanche ed i cuori affranti conservano tante ingiustificate ferite che contarle sarebbe troppo crudele. Sinceramente vi auguro almeno nel vostro piccolo mondo familiare un po’ di pace e serenità, sperando, che più prima che poi, sia la Natura a cambiare il nostro corso.

 

 

 

ANCHE LA PACE HA TROVATO I SUOI COLORI!

Sfogliando il vocabolario si scopre che è un “elemento materiale, oggetto, figura animale o persona, considerato rappresentativo di un’entità astratta”. La storia è piena di simboli, sia costituiti da elementi soltanto materiali (stemmi, bandiere, immagini, monumenti), sia costituiti da persone, meglio sarebbe dire “personaggi” (Gandhi, Napoleone, Che Guevara, Garibaldi) ognuno portatore dei suoi ideali, dei suoi messaggi e, talvolta, delle sue contraddizioni. Spesso un simbolo riesce a riunire nel suo significato un numero grande o piccolo di individui, tracciando automaticamente un confine che esclude tutti gli altri. Vedì le bandiere di partito o gli emblemi religiosi. Ultimamente si è affermato un simbolo che sta risvegliando in molti di noi valori che la “nostra” società - con la sua aggressività, competitività, velocità, noncuranza, - tende a soffocare: la bandiera della pace. La pace, un valore che purtroppo, mai come in questi anni è stato trasformato in un’entità astratta. Dal polo Sud al polo Nord, dall’America all’Asia, bianchi, neri, cattolici, comunisti, religiosi, laici, tutti o. (ahimè) quasi tutti, hanno fatto suoi questi colori! Si vedono sventolare da balconi e finestre, issate “illegalmente” persino nei palazzi comunali e nelle scuole di tutta Italia. Chi ha partecipato alla manifestazione mondiale della pace il 15 febbraio 2003 (meglio!), ma anche chi l’ha solo vista, avrà notato questo simbolo usato nei modi più disparati e originali: foluard, mantelli, parei, fazzoletti, sciarpe, ecc.., quasi a significare il bisogno che la gente ha di ritrovarsi in questi colori, in un momento tanto incerto e angosciante. E devo dire che anche a Montefollonico, dove le novità arrivano quando ormai novità non sono più, è stato avvertito questo slancio, e in molti hanno “colorato” la propria casa. Ma perchè proprio quei colori? Perché rappresenta un valore così importante? Chi ha inventato quella bandiera? I colori come tutti sanno sono quelli dell’arcobaleno. Quali le ragioni di tale scelta? Il significato è da ricercare nella Bibbia. Infatti nella Genesi, Dio, dopo il diluvio universale, pone l’arcobaleno (“Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno tre me e la terra…”), come segno della sua alleanza con gli uomini e con la natura, promettendo che non ci sarà mai più un altro diluvio universale. L’arcobaleno è perciò diventato il simbolo di pace tra il cielo e la terra e così tra tutti gli uomini. Inoltre i suoi colori, per la loro proprietà fisica di restituire luce bianca se fatti roteare velocemente, vengono utilizzati a significare la “convivialità delle differenze”. Non sappiamo chi l’abbia inventata o adottato per primo. Nel nostro paese è stata introdotta alla fine degli anni 70 da Aldo Capitini (il fondatore del Movimento Nonviolento, e ideatore della prima marcia Perugia-Assisi) che l’aveva vista utilizzare dai pacfisti inglesi. La campagna “Pace da tutti i balconi” per dire “no!” alla guerra è nata da un’idea del missionario Alex Zanotelli a cui hanno aderito le più svariate associazioni. Forse sarà un’altra iniziativa della gente comune (sarebbe meglio dire “GENTE COMUNE”) che non servirà a incidere sulle scelte di alta politica, e forse al momento dell’uscita di questo articolo la guerra sarà già iniziata e magari “finita”, portandosi dietro fame, morte e disperazione… tutti “marginali effetti collaterali”!

Alessio Capitoni
Le notizie sulla bandiera non sono mie ma sono state trovate nel sito: www.bandieredipace.org dei promotori della campagna “Pace da tutti i balconi”

 

 

UN TRENO PER AUSCHWITZ”

Il GIORNO DELLA MEMORIA per l’Olocausto cade ogni 27 gennaio e celebra la liberazione, da parte delle truppe sovietiche e americane, dei prigionieri nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In tale occasione anche quest’anno, e per il terzo anno consecutivo, la Regione Toscana ha promosso un’iniziativa culturale: un treno speciale, partito dalla stazione di Firenze, ha raggiunto Cracovia, città polacca a 60 km di distanza dai Campi.L’iniziativa, fino ad un anno fa, era riservata agli studenti delle scuole medie-superiori dei comuni toscani; quest’anno, per la prima volta, è stata estesa anche alle A.R.D.S.U (Azienda regionale per il diritto allo studio universitario) di Siena, Firenze e Pisa, che hanno avuto a disposizione fino a un massimo di 30 posti ciascuna. Il programma prevedeva la visita guidata ai Campi di Auschwitz-Birkenau e alla città di Cracovia; consapevole di possedere almeno alcuni dei requisiti richiesti dal bando, ho presentato domanda all’ A.r.d.s.u di Siena e sono stata tra i 30 fortunati ammessi alla partecipazione al viaggio.La partenza era prevista il giorno 25 gennaio alle ore 18,45; con l’eccitazione e la curiosità tipiche di chi sta partendo in avanscoperta, accompagnata dai miei, sono arrivata in discreto anticipo alla stazione di S.M.Novella, dove era previsto il ritrovo dei 600 partecipanti. Fra i tanti conoscevo soltanto una ragazza, una mia compagna di Università che, oltretutto, era stata chiamata per una disdetta all’ultimo momento; l’eventualità di essere sola però non mi spaventava, sentendomi una persona socievole ed aperta. Fortunatamente le mie compagne di cuccetta erano altrettanto socievoli emolto simpatiche, tanto che abbiamo trascorso insieme anche la restante parte del viaggio. Il tragitto in treno non è stato particolarmente sgradevole, a parte il fatto che ho dovuto dormire nel posto letto più in basso (i posti li abbiamo decisi con un’estrazione, quindine ha avuto colpa la malasorte!) e la sveglia per la colazione è stata alle 6,30 del mattino (dopo una notte quasi insonne!).Il treno ha attraversato l’Austria e la Repubblica Ceca. Durante il viaggio ci sono stati consegnati dei documenti sull’Olocausto, con dati sulla deportazione riferiti alla Toscana; dei saggi scritti da docenti e insegnanti, nonché la lettera di un ex deportato fiorentino rivolta a noi partecipanti. Dopo circa 18 ore siamo arrivati alla stazione di Cracovia che, nonostante appartenga ad una delle città più grandi della Polonia, è tranquilla, anzi, oserei dire, desolata. A questo punto il programma prevedeva la sistemazione in albergo, ma la nostra guida, visto che il treno aveva avuto un discreto ritardo, ci ha proposto di anticipare la visita al quartiere ebraico; ovviamente la proposta è stata ampiamente accettata!Il vecchio ghetto di Cracovia subisce ancora oggi le conseguenze di quanto è accaduto: già alle 7 di sera per strada non c’è quasi nessuno e il quartiere è avvolto da un triste silenzio… Non ci sono locali pubblici e il primo pub è stato aperto solo da pochi giorni!Abbiamo visitato anche una delle tre sinagoghe, che oggi è stata trasformata in un museo. Dopodiché, stanchi e con l’immenso bisogno di una doccia, ci siamo sistemati in albergo e preparati per la cena. Il menù prevedeva riso con brodo di verdure, carne di pollo o maiale e insalata di cipolle e peperoni; devo dire però che, dopo aver visitato alcuni Paesi europei, la cucina italiana non ha paragoni (sono molto campanilista in questo senso!). Per prepararci al programma del giorno successivo, dopocena era stata organizzata una conferenza a cui, tra l’altro, ha partecipato un ex deportato polacco, uno dei pochi ancora rimasti in vita, che ci ha raccontato quelle mostruose vicende vissute di persona. La mattina successiva di buon ora, dopo un’abbondante colazione, siamo partiti alla volta di Oswiecim, la cittadina polacca in cui è situato l’ex campo di concentramento di Auschwitz (nome tedesco dato alla località durante l’occupazione nazista). Il campo è inaspettatamente vicino al centro abitato perché era una vecchia caserma polacca, fatta evacuare dai nazisti durante la guerra e adibita a luogo di prigionia, all’inizio per i soli esponenti del movimento di resistenza polacco al regime nazista. Oggi è stato trasformato in un museo, alla cui entrata possiamo però ancora leggere una delle frasi più nobili dell’uomo: “ IL LAVORO RENDE LIBERI ”, che con sarcasmo i nazisti utilizzarono come loro “benvenuto” a tutti coloro che ebbero la sfortuna di entrare in quell’inumano luogo. La cosa che più mi ha colpito è stata il blocco (il campo era diviso in blocchi) in cui erano esposti tutti gli oggetti che gli ebrei, in particolare, portavano con sé, credendo ingenuamente che quel viaggio li avrebbe semplicemente portati in un'altra città, in un’altra casa, ad un’altra vita; questo veniva loro fatto credere ma purtroppo non era un’altra vita……..Dopo la visita, sempre all’interno del campo, è stata effettuata una commemorazione, a cui sono intervenuti alcuni esponenti dell’amministrazione della Regione Toscana. E’ stato davvero commovente, ho visto qua e là anche qualche lacrima scendere dagli occhi di alcuni ragazzi e anch’io ho sentito uno strano sgomento. La cerimonia si è conclusa con la lettura di una preghiera cattolica, scritta appositamente da un sacerdote italiano che ha fatto visita ai pochi sopravvissuti in campo, subito dopo la liberazione, nonché un canto ebraico per commemorare la “shoà”. Nel pomeriggio abbiamo visitato anche il campo di Birkenau, un complesso a 3 km da Aushwitz che i nazisti hanno costruito con il lavoro dei prigionieri del campo madre. Qui non è stato costituito alcun museo, tutto è rimasto intatto e sembra quasi che il tempo si sia fermato…..la temperatura era improvvisamente scesa e ha cominciato anche a nevicare……la desolazione era ancora maggiore, se è possibile!Abbiamo acquistato molti ceri e li abbiamo accesi sulle rovine di quella che un tempo era la camera a gas e che i nazisti hanno fatto saltare in aria nel momento in cui si sono resi conto che stavano perdendo la guerra.Dopodiché siamo saliti nell’autobus e siamo tornati in albergo; durante il tragitto non ho fatto altro che pensare che ero infreddolita e bagnata, nonostante avessi addosso un cappotto, un maglione e gli scarponi; immaginatevi quei poveretti a –35° (questa era la temperatura in quel luogo e in questo periodo 60 anni fa!), con addosso solo una casacca, un paio di zoccolie con lo stomaco quasi vuoto……La mattina successiva, per allietare il nostro ultimo giorno di permanenza, abbiamo visitato la città di Cracovia, dove la maggior parte dei monumenti sono stati realizzati da artisti italiani! Una città che merita di essere visitata ma che, purtroppo è poco valorizzata. Ho visto pochissimi turisti e la nostra guida ci ha rivelato le sue speranze su un aumento del turismo con l’entrata prossima della Polonia nell’UE.L’ ultima tappa è stata la miniera di sale a 20 km dalla città: siamo scesi a 335 m sottoterra, dove abbiamo scoperto un altro mondo, tutto di sale! C’era anche la statua di Papa Woytila, cittadino cracoviano.Alle 19,20 ci attendeva il treno alla stazione di Cracovia per riportarci di nuovo a casa. E’ difficile tradurre in parole quello che questo viaggio mi ha dato: posso dire che è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere dal punto di vista culturale ma soprattutto morale. Quello che ho imparato non si trova sui libri di storia, perché a scuola non c’è né il tempo né la possibilità di affrontare fino in fondo certi argomenti. Inoltre, conoscere quei luoghi con una visita completa e così ben organizzata come è stata la nostra, porta a toccare con mano questi avvenimenti, anche se nessuno sa niente rispetto a quello che è accaduto e nessuno può capirlo fino in fondo come quelli che l’hanno vissuto! Quello che mi fa più paura è che coloro che hanno realizzato e subito questi crimini erano uomini; quindi potenzialmente ognuno di noi potrebbe trovarsi nella situazione di commetterli o subirli ancora, anche perché ogni caratteristica umana può essere potenzialmente motivo di discriminazione e, attraverso la demagogia di chi è al potere, può diventarlo davvero!L’unica regione che fino a oggi ha organizzato un’iniziativa di tale entità è la Toscana. Per noi questo può essere motivo di vanto, ma riflettendoci è insufficiente; molte più persone dovrebbero avere la medesima possibilità perché è nostro diritto-dovere conoscere e non dimenticare.

Barbara Riccarelli
"CHI NON RICORDA LA STORIA E’ DESTINATO A VIVERLA DI NUOVO”G. Santyan

 

 

 

DONNE AL SERVIZIO……..

Per le sostenitrici dell’uguaglianza fra uomo e donna annuncio che è finalmente arrivato il SERVIZIO CIVILE anche per il così detto “ sesso debole “……debole “ un cavolo “ visto che gli obiettori di coscienza a confronto sembrano delle “ nonnine “!!!PUBBLICA ASSISTENZA di TORRITA DI SIENA è stata la prima associazione ad organizzare questa attività ed io e altre due ragazze, GIOIA e FEDERICA, le prime a partecipare.Il SERVIZIO CIVILE dura dodici mesi, per venticinque ore settimanali, facilmente gestibili in base agli impegni che si hanno; è retribuito e può essere fatto da ragazze in età compresa fra i diciotto e i ventisei anni e da ragazzi inabili alla leva o abili ma obiettori.Altre caratteristiche richieste sono la patente di categoria B e il diploma di scuola media superiore. Chi partecipa entra a far parte di una “ squadra “ e viene occupato in servizi di trasporto ordinario, di soccorso sanitario in ambulanza (ma solo dopo aver fatto il CORSO DI LIVELLO AVANZATO PER SOCCORRITORI) e, se non ritorna stravolto, anche in attività di sostegno amministrativo ed organizzativo al personale dipendente dell’associazione.Inoltre sono previsti servizi di accompagnamento dei disabili dalle abitazioni ai centri sociali, sono quindi tutte occasioni per essere utili verso chi ha bisogno e verso la società in generale. Con il servizio civile si ha la possibilità di conoscere situazioni nuove, diverse , in alcuni casi molto difficoltose che permettono di sensibilizzarsi verso i problemi e le sofferenze altrui.Con questa esperienza si può crescere non solo sul piano delle competenze, ma anche e soprattutto sul piano della solidarietà sociale, dell’umanità; ci si rende anche conto di quanto la nostra attività possa essere importante, di quante purtroppo sono le persone che necessitano di aiuto ed è proprio per queste che bisogna agire. Entrando a far parte della PUBBLICA ASSISTENZA mi sono trovata di fronte ad un mondo completamente nuovo per me, fatto non solo di dipendenti, ma anche e soprattutto di volontari pronti a dedicare un po’ del loro tempo alle attività dell’associazione; forse sono proprio loro a mandare avanti questa realtà. In un mondo come quello di oggi, in cui siamo tutti dediti a noi stessi, in cui pensiamo troppo spesso solo alle nostre esigenze, è importante ritagliare un momento da dedicare agli altri, senza aspettarsi nulla in cambio; in questo caso “ dando “ non si riceve niente che abbia valore materiale, ma qualcosa di molto più significante: la gratitudine, la riconoscenza, un sorriso sincero.Sono molto contenta di poter fare questa esperienza e consiglio a chi può di “ prendere la palla al balzo “. Per informazioni telefonare direttamente alla PUBBLICA ASSISTENZA 0577/687111 o collegarsi al sito www.serviziocivile.it

Sara Natalini

 

 

 

“SE…”

Se sei al cinema con Tommaso e lui sta sempre zitto, è il “Silenzio dell’Innocenti”.Se sei al cinema insieme a me, c’è il “Signore degli Agnelli"
Se in paese arrivano Costantino e i due Giuseppe Zidda, sono arrivati i “Cugini di Campagna”.
Se sotto la porta del Pianello trovi Angelo, Antonietta e Bruno, incontri i “Neri per Caso”.
Se ad un bambino quando cresce dovrai dirgli che Babbo Natale non esiste, come glielo dici a Mattia?
Se molte case del Monte appartengono a fiorentini, milanesi e torinesi, l’alimentari appartiene ai Romani.
Se la casa di Renzo fosse fatta a pannelli, sarebbe stata un Pre-Fabricotti.
Se Alessio, Silvia e Leo, insieme con altri dieci Juventini vanno a cena da Patrizia, sono i 13 Gobbi.
Se prima di entrare in una casa si bussa, se siamo in tre si triscia? E se si entra per l’ultima volta si vola?
Se Renzo Natalini vagando per strada canticchiasse, intonerebbe “Io Vagabiondo”.
Se hai visto tutto questo puoi ritenerti fortunato, perché sei stato a Montefollonico.

Raffaele Falconi

 

 

 

 

Mastodonti Pliocenici: c’erano anche a Montefollonico

Durante il periodo Pliocenico Inferiore(fig.), 10 milioni di anni fa, la Toscana era in gran parte coperta da un mare poco profondo (dai 50 ai 200 metri ), dove le grandi correnti andavano da Nord verso Sud, cioè in senso contrario a quello dell'attuale corso dell'Arno; solo il sistema appenninico e alcuni rilievi come la Montagnola Senese, l’Amiata con le sue colline metallifere e il Cetona erano scoperte.Con l’inizio del Pliocene Superiore, circa 3,5 milioni di anni fa, i fondali marini iniziarono a sollevarsi, permettendo così ad altre zone della Toscana di emergere. Ostacolando il deflusso dei vecchi corsi d’acqua che scendevano al mare, dettero anche vita a vasti laghi palustri che costeggiavano l’Appennino.Intorno a queste aree iniziarono a crescere vaste pianure disseminate da varie specie di viti e olivi, (a quell’epoca già esistenti), insieme a piccole foreste sparse che, riscaldate dal sole, creavano un ambiente ideale per la vitadi animali mastodontici, ippopotami e molti altri erbivori, che costituivano le prede delle famose tigri dai denti a sciabola, presenti allora in gran numero. Alla fine del Pliocene superiore, a causa di una diminuzione della temperatura, queste specie emigrarono verso territori più adatti alla loro sopravvivenza. Tra le testimonianze delle loro esistenza nella nostra zona rimangono anche alcuni frammenti dello scheletro di un Anancus arvernensis ritrovati negli immediati dintorni di Montefollonico ed esposti al museo dell’Accademia dei Fisiocratici di Siena, notevole specialmente per la raccolta di fossili del pliocene senese. I proboscidati dei quali fa parte quello citato, erano simili agli attuali elefanti indiani, con dimensioni che raggiungevano i cinque metri di altezza e superavano i tre metri di lunghezza se ne consideriamo anche le lunghe zanne di avorio; essi erano dotati di grandi denti molari, costituiti da lamelle di avorio strettamente unite, che permettevano la triturazione di grandi quantità di erbe e foglie.

Daniele Giomarelli

 

 

LA LIGNITE DI MONTEFOLLONICO

Come avevo scritto nel precedente articolo sui materiali, in questo parlerò della lignite, cercando di dare delle spiegazioni su cosa è e sulla sua origine.Innanzitutto bisogna sapere che con questo nome si indicano vari tipi di carbone fossile che variano, come composizione chimica, tra la torba (carbone fossile più recente) e il litantrace, più antico.I tipi principali di lignite sono due:* la lignite xiloide o piligno, carbone fossile a tessitura prevalentemente legnosa, adatta come combustibile (quella di Montefollonico).* la lignite picea, che si presenta come una massa nera amorfa, compatta, con lucentezza resinosa.Gli elementi chimici che la compongono hanno dei valori compresi nei seguenti intervalli: carbonio = 55-57 %, idrogeno = 3-6 %, issigeno = 19-25 %. E' presente in alcuni casi anche zolfo.Per comprendere la situazione ambientale in cui la lignite di Montefollonico si è formata, bisogna immaginare un paesaggio totalmente diverso da quello attuale: in seguito a fenomeni tettonici di ampia estensione verificatisi circa 10 milioni di anni fa, il mare era entrato lungo delle fosse tettoniche che si erano venute a creare. Una di queste fosse è il cosiddetto Bacino di Siena-Radicofani, ai bordi occidentali del quale si potevano notare alcune isolette rappresentate dai rilievi in calcare tuttora presenti a Montefollonico e dintorni. Siamo nel periodo geologico noto come Pliocene dell'era Terziaria o Cenozoico.Il lento ritiro del mare favorì lo sviluppo di vegetazione sulle terre emerse e i fondali marini prossimi alla linea di costa cominciarono ad assumere un aspetto di laguna. In queste acque salmastre iniziarono a depositarsi resti sia di vegetazione lagunare che provenienti dalla terra ferma portati da corsi d'acqua. Tali depositi, per il variare continuo delle condizioni ambientali dell'area, si alternavano a depositi sabbiosi e argillosi in certi casi contenenti fossili sia marini che di laguna. Questa è la situazione dedotta in seguito a saggi di perforazione eseguiti per indagare il banco lignitifero di Montefollonico, i cui risultati sono presenti nella rivista mensile del 1928 "La miniera italiana" al capitolo "Le miniere di lignite di Montefollonico".Con il trascorrere del tempo (si parla di milioni di anni), i resti vegetali attraverso vari processi, si trasformarono nel carbone che noi ora vediamo.La lignite di Montefollonico è stata sfruttata a partire dal 1887 da una ditta privata a mezzo di piccoli cantieri; la Società Anonima Ligniti di Montefollonico invece, costituitasi nel 1907, iniziò con veri criteri industriali il suo esercizio nel 1908.Ma tale lignite era già conosciuta nel 1700 e forse ancora prima. Infatti nel libro Viaggio secondo, per le due provincie senesi che forma il seguito del viaggio al Montamiata conservato all'Archivio di Stato di Siena, un certo Giorgio Santi, professore d'istoria naturale nell'Università di Pisa, ha descritto ciò che osservò nei dintorni di Montefollonico nel 1798:Girando al ponente di M.Follonico per i fossi, e torrenti, che prendono origine da quei poggi, videmmo nelle ripe del fosso del Cerretello filoni di Piligno alti più di cinque piedi. Si presentano essi or da una sola sponda, or da ambedue, e talvolta occupano pure il fondo del torrente.Questo Piligno è nerastro, lamelloso, facilmente fissile, fragile, leggiero, fibroso, e mostra senza equivoco la sua natura legnosa. (omiss). Ci fu mostrato verso le piagge del Sodo un luogo ove nel 1749 essendo stato a bella posta acceso il fuoco, il suolo pregno di Piligno si accese internamente esso pure, e per più di due anni durò di ardere con fumo, fiamma, e fetido odor di Bitume. I Paesani ci asserirono, che in altri tempi eran pur seguite simili accensioni, ma spontenee, e naturali.In quell'epoca la lignite veniva utilizzata per scaldarsi come è scritto nella relazione del Pecci della seconda metà del 1700, specialmente in quei poderi che erano ad una certa distanza dai boschi come Colle Tracerchi dove vi erano altri affioramenti di legno, sasso.Siamo nel Pliocene superiore-Pleistocene inferiore (Villafranchiano) pari a circa 1,5-3 milioni di anni fa; con il passare delle centinaia di migliaia di anni l'ambiente si è evoluto ulteriormente: i fondali marini più profondi sono diventati terraferma e l'acqua marina ritirandosi ha lasciato il posto ad un habitat di tipo lacustre-paludoso intorno al quale si è sviluppata una fauna terrestre di tipo molto diverso da quella che siamo abituati a vedere adesso intorno a Montefollonico. Ed è di questa nuova situazione che si è venuta a creare e dei ritrovamenti di fossili di vertebrati nei dintorni del Monte, che parlerò nel prossimo articolo.

Andrea Tonini

 

 

PARCO DELLA RIMEMBRANZA: CHE SIA LA VOLTA BUONA?

Dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918 anche l’Italia ha partecipato alla Grande Guerra, poi divenuta Prima Guerra Mondiale con un cambio di etichetta che indica l’avvio di una serie sciagurata. In questo periodo abbiamo avuto 533mila morti, oltre mezzo milione di mutilati e invalidi, un milione di feriti. Tutte le città e i paesi italiani, anche i più piccoli, hanno avuto il “privilegio” di “versare” il loro contributo di morti, in gran maggioranza uomini giovani e inconsapevoli delle ragioni che li portavano al massacro. Pensate che cosa questo ha significato non solo per loro ma anche per i loro cari, i loro amiciAgli inizi del 1923, in un periodo in cui la retorica del sacrificio per la patria imperversava a prescindere da chi governasse, il sottosegretario alla Pubblica Istruzione decise che ogni comune doveva “impiantare” un Parco delle Rimembranze “in omaggio alla gloriosa memoria dei Caduti nell’ultima guerra di liberazione”. Il commissario prefettizio che amministrava il comune di Torrita, dispose che ne venissero realizzati due: uno per i caduti della “frazione di Torrita” e uno per i caduti della frazione di Montefollonico. Il nostro Parco delle Rimembranze, come li chiamarono inizialmente. venne inaugurato il 7 ottobre 23. E’ (sarebbe quasi meglio scrivere era) costituito da un doppio filare di cipressi che si allineano lungo la Via dei Frati, ai piedi dei quali vennero poste trentadue lapidi per ricordare gli altrettanti montanini caduti “sul campo dell’onore” o deceduti in ospedale. Morti i cui cognomi sono, per lo più, quelli di famiglie che ancora fanno parte della nostra comunità. Tutti sappiamo in quale stato il tempo, l’incuria e qualche vandalismo abbiano ridotto le poche lapidi rimaste, spaccate, staccate dalle basi, rovesciate. Ogni tanto qualcuno ha lamentato questo abbandono, inaccettabile quanto meno dal punto di vista estetico, oltre che sentimentale. Nel numero di Pasqua del 2001 (n.3) abbiamo pubblicato una lettera del Vescovo Monsignor Divo Zadi, nostro compaesano, nella quale anche lui auspicava che al parco della Rimembranza  venisse dato un aspetto più decoroso e si dichiarava disponibile a contribuire se fosse stato necessario.L’amministrazione comunale non lo ha fatto ma, forse per spirito di giustizia, ha eretto nei giardini pubblici un monumento che ricorda i caduti di quella guerra mondiale e della seconda. Dal punto di vista simbolico può darsi che questa soluzione sia stata una buona cosa, però essa non cancella lo stato deplorevole in cui si trova il “fu” parco della Rimembranza”.L’Associazione Polisportiva Montanina ha pensato di riportarlo allo stato originale, facendo ricostruire le lapidi, ribasandole e ripiantando i cipressi tagliati perché ammalati. L’iniziativa ci sembra importante, sia per il decoro del paese, sia perché, passando di lì, venga fatto qualche volta di riflettere sui lutti e i dolori che ha provocato – provoca – la guerra. Una riflessione non inutile, che può essere scandita meglio dal susseguirsi delle lapidi che da un modesto cippo intorno al quale i bambini giocano a palla.Per poter realizzare il progetto, naturalmente, ci vogliono dei soldi. Non si tratta di una cifra enorme ma il Comune ha altre priorità di spesa nel suo bilancio, mentre le casse della Polisportiva non sono sufficienti a pagare tutto il lavoro, anche se una parte può essere fatta volontariamente da qualche socio, com’è avvenuto in  altre occasioni. La Polisportiva penserebbe pertanto di chiedere il sostegno dei paesani – un’offerta libera -sperando che molti di loro siano favorevoli, sia per migliorare l’aspetto di una via tipica e  frequentata perché porta al parco del Tondo, sia per ripristinare un simbolo che ha anche un valore storico ed “educativo”. Nell’attesa di passare all’eventuale realizzazione dell’idea (il Comune è d’accordo, il resto dipende da noi) ci farebbe piacere e sarebbe utile se chiunque abbia informazioni e fotografie sul parco della Rimembranza, sulla sua nascita, sulle cerimonie religiose e civili che vi sono state tenute, lo comunicasse a qualche redattore di Aria del Monte 2000 o a qualche socio della Polisportiva. Grazie!

Renzo Butazzi

 

 

IL PIU’ BEL PARCHEGGIO DEL MONDO!

Ogni volta che qualcuno viene a trovarmi da una grande città, italiana o di un altro paese, mi sento molto orgoglioso di essermi trasferito a Montefollonico. Infatti, sempre, dopo che gli ho fatto visitare per bene il paese, l’amico si dichiara entusiasta per quello che ha visto e giura e spergiura che Montefollonico non solo è un gradevole paesino, ma, soprattutto, è il più bel parcheggio per automobili che abbia mai conosciuto. Non uno squallido piazzale, un arido silos o un lugubre sotterraneo, dove le automobili si sentono ignorate e si rattristano per la lontananza dei loro padroni. Per i miei amici in visita, il Monte è l’unico parcheggio costituito da un vero paese medievale, con le sue casine e i suoi negozi; il solo parcheggio che abbia addirittura una chiesa e  un palazzo pretorio affinchè - quando ne hanno bisogno - i veicoli possano far manovra nello spazio antistante. Tutto è a misura d’automobile, dall’area davanti al sagrato della chiesa - che può contenerne almeno quattro invogliandole a riflessioni mistiche - alle strade strette quanto basta perché il movimento di veicoli non sia impedito ma avvenga con una certa cautela, nel loro stesso interesse. Le automobili in sosta si stringono affettuosamente e con gratitudine accanto ai muri delle case, che le proteggono dai venti gelidi, dal sole rovente, dagli acquazzoni più violenti. Tutto è così confortevole e accogliente per le macchine che secondo una mia amica particolarmente sensibile il centro storico di Montefollonico non è un semplice parcheggio ma un vero e proprio nido per le automobili. E un ingegnere che da dieci anni studia le possibilità di riproduzione delle automobili, mi ha detto che dentro Montefollonico, installando magari solo un paio di pompe di carburante, si potrebbe creare un’oasi protetta dove le autovetture potrebbero amoreggiare e riprodursi in tutta tranquillità.

Renzo ButazziL'ASILO...e la SCUOLASCUOLA DELL’INFANZIA “MAGO BURLETTO”

 

 

 

FIORITURA DI INIZIATIVE

Chi entra nell’edificio della scuola dell’infanzia “mago burletto” e’ accolto da un’atmosfera calda e serena. Gli ambienti sono ampi, ariosi ,pieni di calore e personalizzati dai lavori dei bambini. Grazie alle insegnanti che si prodigano con determinazione per la buona riuscita delle attivita’ scolastiche e grazie anche ai genitori (soprattutto le mamme, da buoni italiani!!) che affiancano le insegnanti come e quando possono, la scuola e’ un vero e proprio  laboratorio d’idee non “in fieri”, ma effettivamente realizzate. Durante il mese di dicembre dello scorso anno c’e’ stata la giornata della “scuola aperta”, con una mostra di oggetti e lavori fatti da e per i bambini con l’aiuto interno delle maestre e quello esterno dei genitori: la giornatasi e’ conclusa con un mercatino che proponeva la vendita “ad offerta libera” dei lavori realizzati nei mesi precedenti. Purtroppo la partecipazione del paese e’ stata limitata nonostante che tale iniziativa fosse stata adeguatamente pubblicizzata. Sempre per natale i bambini hanno realizzato, con l’aiuto dei ragazzi della polisportiva, dei bigliettini augurali personalizzati che sono stati donati a tutte le famiglie di Montefollonico. Che dire,poi, dei canti natalizi? sono stati eseguiti in San Leonardo,davanti ad un pubblico di genitori ed amici, con i bambini che cantavano sia canti religiosi che profani vestiti tutti con il cappello di babbo natale!!!Sono stati bravissimi!!! Lo sono stati cosi’ tanto che sono andati a ripetere la loro “performance” anche a torrita, al teatro degli oscuri, (aderendo ad un’iniziativa della contrada “le fonti”) dove un pubblico attento, e finalmente numeroso, li ha applauditi con calore. Hanno superato la paura e l’imbarazzo, si sono buttati sul palco come dei veri professionisti e ……. li hanno stesi!!! A Natale e’ stato poi realizzata una recita intitolata”Natale in soffitta” applaudita ed apprezzata anche da qualche “collega” piu’ piccolo. Per carnevale i bambini ,le maestre ed i genitori hanno rallegrato le viesonnolente di montefollonico con canti, balli e lancio di coriandoli. In questo periodo e’ stata realizzata anche una drammatizzazione scritta dalle maestre che hanno lavorato sulle paure dei bambini, i quali hanno, cosi’, esorcizzato il timore dell’uomo nero, del bau-bau,ecc… A carnevale siamo entrati in ballo anche noi genitori. Su suggerimento delle maestre abbiamo deciso di ribaltere i ruoli:abbiamo recitato per i nostri figli facendo le prove in gran segreto e realizzando le scene in orari impossibili (due stoiche mamme arrivavano addirittura da torrita). Abbiamo messo in scena, riveduta e corretta, la fiaba di Perrault ”cappuccetto rosso “. E’ stata una bellissima esperienza perche’ abbiamo formato un gruppo affiatato e ci siamo messi in discussione accettando sia fischi che risate…ma l’importante e’ che siamo ritornati bambini con i nostri bambini. L’iniziativa e’ stata gradita da tutti, grandi e piccini, maestre e non, perche’ i bambini sono il nostro futuro, sono la linfa vitale del paese e vanno stimolati ed aiutati sempre e comunque.Aiutiamo noi aiutando loro.

Roberto Sabatini

 

 

 

DEDICATO AI BAMBINI

Finalmente una buona notizia, bambini: anche per quest’anno l’asilo è salvo! Montefollonico ha rischiato una volta di più di perdere un importante centro di servizi, già le scuole sono state chiuse ci mancava pure che chiudessero l’asilo! I nati nel 2000, prossimi nuovi allievi della materna residenti a Montefollonico, non coprivano infatti il numero necessario alla costituzione della classe attualmente presente a Montefollonico. E così  qualche tempo fa é stata indetta un’apposita riunione con i genitori dei nati nel 2000 residenti presso il comune di Torrita a cui hanno partecipato le maestre della materna di Montefollonico il Sindaco e il direttore dell’istituto comprensivo scolastico più alcune mamme di Torrita che  hanno portato ad esempio la loro personale esperienza. La pubblicità che si e’ fatta nel corso di quella riunione al buon funzionamento della struttura dell’asilo di Montefollonico, insieme alla garanzia del servizio del pullmino assicurata dallo stesso sindaco, a quanto pare sarebbe servita a convincere alcune famiglie di Torrita a mandare i propri figli a Montefollonico, permettendo così all’asilo montanino di sopravvivere. Oggi, a iscrizioni ultimate, sappiamo che il quorum sarebbe stato raggiunto. Ci sentiamo di dire che la vittoria non è stata solo dell’asilo di Montefollonico, che per quest’anno non corre più rischi ma, questa volta, anche dei bambini  che avranno modo di essere ospitati in un ambiente più alla loro misura dove il rapporto numerico insegnanti/allievi è migliore rispetto a Torrita; grazie a questo, certamente, ce lo auguriamo, avranno modo di venire seguiti meglio.Inoltre, ci premeva di sottolinearlo, in un paese così piccolo non si può pensare di togliere (o anche solo di arrivarci vicino) la sola entità formativa rimasta: perché, e questo non è argomento nuovo, sui giovani va investito se non si vuole ritrovarsi presto o tardi ad abitare un paese fantasma fatto solo di seconde case. (E in parte questa trasformazione è già in atto da qualche anno). Le scuole, per di più, non inquinano: semmai “insegnano” valori che è bene coltivare fin da bambini. A questo proposito ci facciamo portavoce di un’iniziativa che in qualche modo contribuisce alla formazione dei più piccini e lo fa con il cinema. Da aprile, al sabato pomeriggio, si prevedono delle proiezioni di film per ragazzi. L’iniziativa è nata dall’attivissimo gruppo della Polisportiva. I film saranno opportunamente selezionati da una giuria di piccoli (di statura e d’età) critici cinematografici, che proporranno ai coetanei le cose che sono piaciute di più. Ogni proiezione sarà accompagnata da una scheda tecnica; quella compilata dai grandi su dettatura dei piccoli, per inquadrare meglio l’argomento.Notizie, invece, meno buone per i bimbi più piccolini.Per quanto riguarda lo pseudo micronido promesso a Torrita sembriamo essere infatti ancora in alto mare. Le azioni burocratiche e amministrative per la costituzione dell’asilo sembrano essere state espletate ma c’è chiaramente qualche cosa a livello tecnico, adeguamento della struttura, che non funziona, se ancora non se n’è fatto nulla: la colpa di chi é? Non si sa. Quello che si sa è che a tutt’oggi delle mamme di bimbi del 2001, 2002 si rivolgono alla referente, che nella fattispecie sarei io, per chiedere come funziona e perché non funziona ancora… Speriamo che nel prossimo numero di Aria del Monte 2000 si possano pubblicare notizie nuove e positive. Anche perché gli anni passano, i bambini crescono e noi ci vediamo un po’ invecchiati, sempre dietro agli stessi argomenti irrisolti…

Sonia del Secco

 

 

Il passato è davvero morto o si può rispolverare?

Vorrei richiamare l’attenzione dei Montanini su di una situazione che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere: l’edificio scolastico (o quello che ha rappresentato).Quando abbiamo occasione di entrare al primo piano, dove attualmente è la scuola materna, siamo accolti da un tripudio di colori, da un’atmosfera festosa, da un fiorire d’iniziative.Ma cosa succede quando saliamo al secondo piano, dove erano le scuole elementari?Mi è capitato di salire di nuovo quelle scale e il confronto tra il primo e il secondo piano mi ha colpito in modo violento.Al primo piano la vita, al secondo l’abbandono; al primo piano il calore della vita, al secondo il gelo della tristezza; al primo una scuola viva, al secondo stanze morte.Non voglio fare della polemica sterile, ma vedere i mobili scaraventati da una parte e l’abbandono di quelle aule nelle quali sono risuonate le voci di tanti scolari mi ha fatto veramente male. Anche perché ora le fineste sono belle, stabili, chiudono bene. Insomma, sono “a norma di legge” e non lasciano più passare vento e pioggia come accadeva un tempo. Ora, finalmente, sono nuove.E’ ormai un fatto indiscutibile che le scuole elementari sono chiuse, ma l’edificio è come sempre, bello e arioso, anche se trascurato.Cerco perciò di esaminare il problema con voi, senza coinvolgimenti emotivi:ci sono alcune belle aule delle ex scuole elementari;gli infissi sono nuovi e c’è la possibilità del riscaldamento;c’è una pressa da stampa (preferisco non ricordare come, quando e perché la scuola fu dotata di questa pressa);ci sono dei ragazzi montanini che vanno a scuola, un po’ a Torrita, un po’  a Pienza, un po’ a Montepulciano;questi stessi ragazzi nel pomeriggio praticano attività diverse: chi gioca al calcio, chi va a nuoto, eccetera;stanno così perdendo il senso di appartenenza a un gruppo, abbandonano le proprie radici storico-ambientali (è mia opinione, ma non solo mia, che prima di affrontare un mondo “mondiale” si debba affrontare un mondo piccolo).Concludo la chiaccherata tirando fuori una proposta. Perché non cercare di riunire questi ragazzi e con l’aiuto dei più grandi fargli imparare ad usare una pressa da stampa, invogliarli a studiare la storia e l’ambiente di Montefollonico, magari anche a costruire un semplice giornale, usando i locali della ex scuola elementare?Purtroppo sono costretta a “Predicare bene e razzolare male”, ma so che i giovani montanini e anche i meno giovani, sono pieni di buona volontà: a loro la realizzazione.

Alma Terziani

 

 

Succedeva al bar del “poro” Parrini (2)
(La prima parte è stata pubblicata sul numero 7 del 2002)

S’è detto che al bar dopo il primo pomeriggio la gente si diradava, ma quasi sempre si formavano un tavolo o due di quelli che giocavano a soldi e intorno a loro un crocchio di spettatori. Il Terziglio era il gioco più interessante da vedere; dopo la giocata seguivano le discussioni, che a volte duravano più di quella, specie se c’era Lorento Noci e gli altri erano Pilorre e il Dottore. Il Fè, quasi sempre della partita, ne approfittava per accendere l’immancabile mozzicone di sigaro, impresa ardua perché la fiamma del cerino, per paura di scottarsi e perché non la vedeva, rimaneva distante qualche centimetro. Ma qualche volta ci riusciva e si spargevano tra i presenti nuvolette di fumo pestilenziale. Lorento allora ne voleva una in faccia e dopo qualche resistenza Ferruccio lo accontentava. Non era l’unica stranezza del Noci: se il gioco andava male e se tra quelli che guardavano c’era qualcuno considerato un menagramo, cominciava a fissarlo, poi si alzava e faceva un giro su se stesso insieme alla sedia per scongiurare il malocchio. Se giocava a Scala e i “trisse” non entravano era capace di scartare il Jolly. Non tutti i giocatori erano dei big, c’era anche il tavolo degli scadenti, tra cui Sellero, che giocavano senza pubblico. Il Fè era il più scacio dei bravi, il più bravo di quelli di serie B e talvolta giocava con loro. Una volta buttò giù le carte credendo che fossero tutte le sue, ma Lampino, seduto accanto, fece osservazione: “Fè, Guido vi regge di regio”. Allora Sellero, tutto incazzato, il che è tutto dire, riprese le sue carte e: “Stupido, gioca come ti s’interviene!” gridò al Fè; forse era l’unica volta che il buon Guido aveva alzato la voce.La sera il bar si riempiva di nuovo, di uomini naturalmente, che così passavano la serata ,mentre le donne si riunivano a veglia nelle case o fuori, se era estate, insieme ai ragazzi. Ma dal ’53 -’54 in poi il bar, insieme a tutti i bar d’Italia, diventò sede di un altro divertimento: era iniziata l’era della televisione. Dalle otto di sera in poi la sala da gioco si trasformava in sala televisiva: tutti davanti al teleschermo, Fè compreso, per vedere il “Comunicato”, cioè il telegiornale, dove l’annunciatore leggeva le notizie e mostrava qualche filmato. Poi seguiva un film e il notiziario sportivo. Fecero la loro comparsa nel bar anche le donne, in genere accompagnate dai mariti; prima erano escluse in base a una legge non scritta ma rigorosamente rispettata, appunto perché di costume. Il problema restava per i ragazzi che non potevano entrare se non avevano compiuto i diciotto anni; Mario chiudeva un occhio ma poi pigliava qualche lavata di capo e allora, per un po’ di tempo, li rimandava fuori. A poco a poco l’offerta di spettacolo si ampliò con qualche sceneggiato strappa lacrime, qualche varietà con le ballerine che sgambettavano allegre per la gioia dei mariti e il disappunto delle mogli, che magari si sentivano dire: “Guarda quali so’ gambe!”. Però, dopo qualche tempo, le gambette svolazzanti furono ricoperte da graziosi mutandoni che le nascondevano fino al ginocchio; un po’ come era successo ai crocefissi dipinti nel Seicento, ai quali dei pittori spesso maldestri allungarono il gonnellino che così nascondeva meglio le vergogne, per volontà di quello stesso potere che quattro secoli dopo fece allungare le brachette delle danzatrici. La novità fu accolta con entusiasmo…. dal Fè e da tutti i liberi pensatori. Non era il regime dei Talebani, grazie al cielo, ma qualche somiglianza c’era di sicuro. “Ma come – dirà qualche sprovveduto – quattro secoli  fa c’era già la DC?”. No, non c’era ancora ma il VC sì.Comunque, coscie a parte, in poco tempo la TV fece passi da gigante e nel giugno del ’54 ci fece vedere i campionati del mondo di calcio in cui facemmo una magra figura, ma sempre meglio del ’58, dove neppure partecipammo. Per tutti gli Anni 50 il televisore al Monte, come altrove, ce l’avevano i bar e qualche privato, come il Dottore e il maestro Spadi, poi lo comprò Lorento Noci.Quando c’era la Nazionale di calcio trasmettevano le partite in differita, altrimenti nessuno sarebbe andato allo stadio; allora Lorento si tappava in casa e così, non conoscendo ancora il risultato era come se fosse in diretta. Una volta il figlio Omero invitò alcuni amici a vedere la partita a casa sua, purché non dicessero niente, per carità, del risultato. Tra i presenti c’era Bibo che dopo un po’, siccome un avversario fece un fallaccio su uno dei nostri, si arrabbiò e “Ah sì? Ma tanto uno a zero vi s’è dato”, facendo un gesto con la mano a pugno chiuso per significare che l’avevano preso in quel posto. Silenzio di tomba. Il solo Bibo era tutto soddisfatto, quasi avesse restituito la zampata; lo sbaglio che aveva fatto lo capì l’anno dopo. Lorento, invece, non fece nessun gesto, ne’ sappiamo se si arrabbiò, ma da allora in poi Omero non invitò più nessuno.Ci fu anche un tentativo di “pay TV”, il primo in assoluto, ad opera di Bellarmino, un genio incompreso che aveva una botteguccia da elettricista, si fa per dire, davani alla casa del maestro Spadi. Accese un bel televisore e, siccome era domenica pomeriggio, il locale si riempì di gente, soprattutto di campagna. Allora tirò fuori un blocchetto di biglietti e disse che il televisore costava un capitale e perciò bisognava pagare cento lire. La bottega si svuotò in meno di cento secondi e Telebellarmino, precursore di Telepiù, si guardò lo spettacolo da solo. Finiti gli spettacoli televisivi verso le 23, c’era ancora chi aveva voglia di fare qualche partitella, prima della chiusura di mezzanotte, obbligatoria secondo le norme di pubblica sicurezza. Ma qualche volta il gioco d’azzardo proseguiva clandestinamente in notturna; messe le tapparelle alla porta a vetri nessuno vedeva da fuori – e poi i viziosi erano tranquilli perché il brigadiere di allora era spesso della partita - e infine poteva giocare anche Mario.Una notte Marcello Fè, uno degli irriducibili, tornò a casa alle sei del mattino e, entrato in camera piano piano, cominciò a spogliarsi. C’era quasi riuscito, stava sfilandosi i pantaloni quando si svegliò Rosella: “O che fai, ti alzi già ? Chissà che ore hai fatto stanotte”. “Eh sì, devo andare via presto…”. Marcello si ritirò su i pantaloni e andò a dormire da qualche altra parte.Siccome la cosa si ripeteva sempre più spesso, una mattina ci fu un “blitz”, non della polizia ma delle gentili consorti. Pare che qualcuno dopo questa irruzione circolasse mogio mogio, con un occhio nero.Il bar del Pianello ebbe anche il suo momento di celebrità: fu quando una troupe americana venne a girare una scena di un film di guerra interpretata da Checco di Dora - quello che aveva la bottega di pannine poi ceduta a Francescone – e alcuni ragazzi del Monte. Quando arrivarono due camionette di soldati americani Checco e i ragazzi, seduti a un tavolo davanti al bar, dovevano scappare buttando all’aria sedie e tavolo; ma sul tavolo c’era un fiasco di vino che si sarebbe rotto: allora Checco, mentre si alzava per scappare, con calma afferrava saldamente il fiasco. Il povero regista dovette rifare la scena diverse volte prima di convincere Checco a sopportare quella dolorosa perdita. Chissà per quanti giorni il nostro attore-risparmiatore gli avrà dato del coglione.Negli anni intorno al ’50, diciamo dal 47-48 fino al 53-54, al Pianello oltre al bar c’era un altro formidabile motivo d’interesse: il tifo, quello sportivo. Non tanto per il calcio, che lì è sempre stato moderato, ma quello per il ciclismo. Nonostante quello fosse un periodo d’intensa passione politica, il contrasto tra “bartaliani” e “coppiani” era assordante al Monte come in tutto il resto dell’Italia e superava di gran lunga quello tra comunisti e democristiani. Quando c’era il Giro d’Italia o di Francia, ma diciamo pure per tutta la stagione ciclistica, le grida del Pianello si sentivano distintamente per tutto il paese. La maggioranza  era per Coppi, perché era più bravo e vinceva molto più di Bartali e il tifoso, si sa, salta  volentieri sul carro del vincitore. I bartaliani erano di meno ma non si scoraggiavano: valga per tutti Pilorre che era in grado di rintuzzare per ore e ore, anche da solo, gli attacchi dei coppiani più sfegatati, come Mastroiacovo, Banino e altri… “parlapiano”. C’era anche Atttilio Neri che, nell’agitazione generale, a causa della sua  caratteristica e simpatica balbuzie non riusciva a finire il discorso, non gliene davano il tempo e allora nessuno ha mai capito per chi tenesse. Poi, con il ritiro dei due campioni tutto finì. Alcuni anni dopo ci fu uno strascico con l’arrivo di Nencini che aveva due grandi tifosi: Nanni e Marcello Fè. I suoi avversari si chiamavano Adorni e Baldini, poca cosa nei confronti dei campioni del passato che erano i primi d’Europa e quindi del mondo. I primi della classe erano allora Gaul e Anche Tille (Anquetil), come disse Stefano,  e poi venne “Merse” (Merx), grandissimo anche lui ma sfortunatamente belga. C’è poi stata la fiammata di Pantani, ma è durata un po’ pochino, come la neve marzolina.A metà degli anni sessanta, accomunati da un destino crudele, spariscono in pochi mesi Marcello Fè e “Dente”, appena trentenni, due frequentatori assidui del bar, e Mario, cinquantenne, che aveva svolto il mestiere di barista con abilità e pazienza per una quindicina d’anni. A lui subentrò la moglie Pasquina e poi la sorella Silvana col Bianchino e il bar fu trasferito dove si trova oggi. A loro successero i figli di Metello e ora i gestori si susseguono quasi di anno in anno. Non sono più Montanini ma comunque sono Comunitari; poi forse passeremo agli Extra, come già avviene in altri settori.Ma non sono questi i mutamenti più importanti: è la vita del bar che è cambiata profondamente. E’ diminuita molto la popolazione ed è divenuta più vecchia; di televisori non solo ce n’è uno in ogni casa, ma quasi uno a persona – fra poco l’avrà anche il cane nella cuccia – e allora, specie nel periodo invernale, la gente esce molto meno, giovane o vecchia che sia. I giovani si ritrovano sì al bar, ma poi hanno quasi tutti la macchina, i soldi non mancano e allora possono andare a divertirsi altrove. Il bar non è più il luogo sociale per eccellenza, dove  si passa il tempo libero, il principio e la fine del divertimento, ma è sempre più diventato un locale “mordi e fuggi”, anche se magari la cassa si riempie sempre più velocemente>Se due giocano al biliardo non li guarda nessuno, se giocano a carte, anche di parecchi soldi, al massimo ci possono essere un paio di spettatori. I vari giochi elettronici interessano solo il giocatore. Quale diversità con il calcio-balilla o il biliardino, dove dove, specie la domenica, si svolgevano interminabili sfide che facevano gente. In questo “ruzzino” furono coinvolti giovani e adulti, ci volle fare una partita perfino il Sor Dando, mi pare contro il “poro Dente”, e si rivelò così bravo che perse dieci a zero, dato che le palline erano dieci; se fossero state un milione avrebbe perso un milione a zero. Ricordo che a me vennero le piaghe nelle mani, che poi si trasformarono in calli: le manopole facevano lo stesso effetto della vanga.Si dirà che i giovani di quaranta, cinquant’anni fa non sapevano dove andare; però stavano volentieri al bar,vivevano più a contatto con gli adulti e con gli anziani, li stavano ad ascoltare, si divertivano a vederli giocare, imprecare e perché no, a sentirli snocciolare moccoli fantasiosi.Allora ci si accontentava di poco, ma comunque personaggi come quelli che in qualche modo ho descritto, oggi non esistono più.

Alfredo Machetti

 

 

SI DICE…

Uscendo dalla Porta del Triano, passando vicino alla chiesa, s’incontra una strada lastricata, conosciuta come strada romana (meglio forse sarebbe dire medievale).Scendendo da questa strada e guardando attentamente in terra verso destra, si vede incisa una croce su una pietra. Si racconta che, quando Montefollonico era una roccaforte (nel 1200) un uomo a cavallo uscì dalla Porta del Triano con l’intenzione di tradire il Monte, rivelando al nemico la strada per assalirlo e vincerlo. Era buio, soffiava forte il vento, il cavaliere scendeva al galoppo lungo la strada lastricata ma il cavallo si fermò di colpo e disarcionò il cavaliere che cadde a terra, morì Sulla pietra dove cadde si formò una croce.Chi passa di lì e, inginocchiandosi, pone l’orecchio presso la croce, sente ancora il galoppo del cavallo che non volle tradire

Alma Treziani

 

 

 

NOTIZIE DALLA POLISPORTIVA
RISULTATI DEL SONDAGGIO NATALIZIO
Riportiamo, in modo sintetico, i risultati dello spoglio dei questionari distribuiti durante le festività natalizie. Vi ringraziamo per la collaborazione e la disponibilità dimostrate, oltre che per gli ottimi suggerimenti che cercheremo di seguire per quanto possibile.I questionari compilati e restituitici sono stati 60.Valutazione delle attività organizzate:

ATTIVITA’

Insuff.

Suff.

Buono

Ottimo

Astenuti

Campionato maschile di calcio

0

10

18

2

30

Campionato femminile di calcetto

2

4

12

8

34

Aria del Monte 2000

2

5

30

8

15

Gita acquario di Genova

2

6

8

10

34

Torneo estivo di calcetto

1

0

20

13

26

Campo polivalente

1

1

17

22

19

Bar Festa dell’Unità

2

6

25

13

14

Cena al campo sportivo

1

7

19

15

18

Cena al Tondo

0

9

18

15

18

Lotteria

2

12

20

9

43

Manutenzione del Tondo

1

9

13

21

16

  1. E’ sempre venuto a conoscenza delle attività della Polisportiva?

NO                     6

SI                    30       

IN PARTE       23

ASTENUTI       1

 

  1. Quali attività gli piacerebbe che organizzassimo?

 


Giochi estivi

Corsi di vario genere

Attività ricreative da organizzare in occasione delle festività

Proiezioni di film

Concerti

Informazioni sulle attività culturali nella zona

Attività artistiche

Attività di beneficenza

Gite organizzate e merende

Commedie

Attività per bambini

Promozione d’incontri con le istituzioni locali

Intensificazione dei rapporti con il Centro Culturale


 

  1. Sarebbe disposto a collaborare?

NO                  29

SI                     22

ASTENUTI        9

 

  1. Dia un voto alla Polisportiva (da 1 a 10)

MEDIA: 8

 

ATTIVITA’ RICREATIVE

Venerdì 7 marzo, incontro tra i genitori dei bambini dell’asilo e la Polisportiva per l’organizzazione di attività ricreative estive per bambini: disegno, musica, giochi, sport, ecc. Alla fine dell’anno scolastico verrà definito un programma più concreto. 

TESSERAMENTO 2003

Nel mese di aprile, l’Associazione Polisportiva Montanina ha aperto la campagna di tesseramento per l’anno 2003.

Il costo della tessera è come l’anno scorso di 5,00 euro e come l’anno scorso lo status di socio darà non pochi vantaggi: sconti nelle gite, riduzioni alle merende o cene e, da quest’anno, la possibilità di accedere gratuitamente alle proiezioni organizzate dalla Polisportiva.

E’ dunque vero che “con così poco si po’ godere tanto”, ma ciò che è importante non è il guadagno ricavato nell’esser socio, bensì il sostegno morale dato a tutti quelli che credono fortemente nell’Associazione e nell’associazionismo: quindi, se non vi troviamo noi per tesserarvi, cercateci! Pensate che, tanto, con o senza cinque euro “siamo sempre i soliti poveri”, mentre per noi è importantissimo sapere che una persona in più ci sostiene e crede in noi….Poi, comunque, ‘sti soldi a noi  ci fanno comodo!!!!!!

Dopo lo stupendo risultato dell’anno scorso, con 127 iscritti, contiamo quest’anno di superarci: il tesseramento verrà fatto casa per casa per coloro che sono già possessori della tessera; inoltre metteremo un “banchetto” nei giorni di Pasqua al Bar per “accalappiare” nuovi montanini.

Grazie di cuore a tutti!

BILANCIO 2002

Giovedì 27 febbraio si è tenuta l’assemblea dei soci della Polisportiva. Pochi i presenti al Palazzo Pretorio, ad ascoltare e votare il resoconto economico dell’anno 2002. Abbiamo esposto l’intero bilancio dell’anno passato e letto la relazione che, dettagliatamente, spiega le fonti d’entrata e quelle di uscita. Le maggiori entrate provengono dal Comune al quale siamo legati da una convenzione per la gestione dell’Area sportiva; le altre entrate provengono da sponsorizzazioni di privati, dal giornalino, dal tesseramento e dall’uso del Campo polivalente. Le uscite riguardano soprattutto la manutenzione del campo sportivo e di quello Polivalente, le iscrizioni delle due squadre della Montanina ai vari campionati e le varie attività che organizziamo. Qualsiasi socio che volesse leggere la Relazione ed il Bilancio 2002 può chiedercelo in qualsiasi momento.

Dopo la votazione, all’unanimità, dei documenti economici, siamo passati ad esporre le attività di cui la Polisportiva si farà promotrice nei prossimi mesi e soprattutto si sono discussi i problemi legati alla gestione e alla ricerca di un custode per il Campo polivalente.

LA FONTE DEL BIGHI

Nel mese di marzo abbiamo iniziato un progetto che da anni coltiviamo ma che per un impegno o l’altro non siamo mai riusciti a realizzare: sistemare e ripristinare la Fonte del Bighi. Innanzitutto cercherò di spiegare brevemente cos’è e come funziona la Fonte: la Fonte del Bighi per secoli, assieme al “pisciolo dell’Abbadia”, è stata l’unica fonte di acqua potabile degli abitanti del Monte. E’ alimentata da una vena che si pensa si trovi sotto il Pelago (il Pelago era, anticamente, un laghetto situato tra la Fratta ed il Convento di S. Gismondo). Da qui è incanalata in una tubatura di coccio che porta l’acqua a due pozzi di rischiaramento (o decantazione, dove il limo e i detriti restano sul fondo) e infine alla Fonte. Durante la Prima Guerra Mondiale, per immagazzinare più acqua, fu costruita una gigantesca cisterna poco sopra alla Fonte, larga circa quattro metri, lunga otto ed alta tre, il soffitto, a volta, è sostenuto da due archi mentre le pareti sono scialbate fino a quasi due metri, livello massimo di capienza (ma ormai è da anni vuota). Vi si accede solo da un apertura circolare situata sul soffitto della cisterna, completamente interrata e, per fortuna, di difficile localizzazione.  L’arrivo dell’acqua del “Vivo” e la conseguente incuria, sommata al calcare presente in grosse quantità nell’acqua (che probabilmente ha otturato le condutture), ai movimenti del terreno, a quello delle radici delle piante, hanno fatto sì che la Fonte, oggi, sia alimentata solo da un filino d’acqua. Gli interventi che intendiamo fare sono di piccola manutenzione, come quello di aggiustare il pozzo di rischiaramento dell’acqua e risistemare le quattro pietre che ne formano il coperchio (lavoro compiuto pochi giorni fa), rintracciare e stasare, se necessario, la tubatura, ristuccare la Fonte ed il vascone adiacente cercando di ripienarlo. E’ un’impresa quasi… “faraonica” che necessiterà di tempo, fatica e soldi e dovrà sicuramente essere appoggiata dall’ impegno e dall’attenzione delle autorità competenti, come il Comune e la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Siena ! Noi ce la stiamo mettendo tutta e se qualcuno ci volesse aiutare….

IL TONDO

Finalmente completati i lavori di realizzazione e segnalazione del viottolo del Parco “il Tondo”. La passeggiata, lunga circa 2 km, parte dal Tondo, scende alla Fonte del Bighi, passa sotto il Cimitero, ripercorre la vecchia strada “carraia” della Fratta e ritorna al Tondo.  Il percorso in parte era esistente, in parte è stato creato per  il taglio del bosco e in parte lo abbiamo fatto noi della Polisportiva. E’ segnalato in tutto da 15 frecce direzionali di legno e integrato da cartelli descrittivi di piante, luoghi e monumenti; come se non bastasse comprende anche un punto dal quale si ha uno scorcio panoramico sulla Val d’Orcia, con una panca per godersi dei tramonti incredibili. Il percorso è piacevole e rilassante ma non vi aspettate una strada di pianura: alcuni tratti sono ripidi, altri scoscesi o sassosi; affrontatelo quindi di conseguenza…ma vi giuro che ne vale la pena….Se siete silenziosi potete avvistare caprioli, cinghiali, puane, ecc.

Secondo noi era importante creare questo sentiero, per insegnare ai bambini o ai turisti o semplicemente per ricordarlo a noi stessi il rispetto della natura, del nostro territorio e della nostra storia.

Tutto questo è stato realizzato con il benestare del Comune e della famiglia Noli, proprietaria di una parte del bosco, ma con il lavoro e l’impegno della Polisportiva e con i soldi provenienti dalle cene, dalla lotteria, dal tesseramento, dal Giornalino ecc.

 L’inaugurazione è fissata per il diciotto maggio; la passeggiata inaugurale tra i boschi del Parco con i bambini dell’asilo, le autorità comunali e tanti montanini, si concluderà con una merenda, ovviamente al Tondo.

CINEMA IN SEDE

In aprile la Polisportiva ha dato il via a un programma di rassegne cinematografiche a tema. I film verranno proiettati tutti i giovedì alle nove e un quarto della sera presso la sede provvisoria della Montanina al Palazzo Pretorio; ogni mese  I consiglieri porteranno, casa per casa, il programma mensile con le recensioni  e gli orari. Il tema del mese di Aprile sarà “New York” con il film di apertura “Taxi driver”. Una domenica al mese ci sarà anche uno spazio per i bambini con proiezioni di cartoni animati nel pomeriggio intorno alle quattro.

Tutto ciò è stato possibile grazie a Lucio e Giuseppina Tridente che, gentilmente, ci hanno messo a disposizione un video-proiettore. L’ingresso, riservato ai soci, è gratuito e nella sala sarà severamente vietato fumare. …..buona visione !

 

Leonardo Trombetti

 

 

 

L’UNO E I SETTE DEL CENTRO CULTURALE 

A seguito dell’assemblea generale svoltasi  il 29marzo 2003 aperta a tutti i cittadini di Montefollonico è stato riscontrato lo scarso interesse nei confronti di quest’Associazione.

Il tema dell’incontro era la presentazione del programma delle attività per il 2003 con eventuali modifiche che potevano scaturire da consigli e indicazioni dei presenti.

Considerato che oltre a sette membri del consiglio era presente una sola persona, nascono spontanee le domande:

Interessa l’esistenza del Centro Culturale?

Tutti i vecchi soci del Centro Culturale dove sono finiti?

Le attività svolte fin ora sono state così poco interessanti da non volerle migliorare?

 

Il Centro Culturale nonostante lo scoraggiante risultato dell’assemblea si impegnerà a portare avanti il programma stabilito e, con la speranza che questo messaggio sensibilizzi la popolazione, organizzerà un’altra assemblea generale in data da stabilire.

VI ASPETTIAMO?!!

 Il Consiglio

 

 


Ma……………………. il Centro Culturale?

 

Mi hanno chiesto perché in questi ultimi mesi non ci sono state manifestazioni da parte del Centro Culturale e di scrivere qualche riga per dare una spiegazione a tutti voi.

Voglio precisare subito che io sono un consigliere e che posso darvi solo delle idee personali, che mi sono fatta in questo periodo di silenzio; sottolineo che sono delle supposizioni perché un vero motivo o una vera spiegazione ancora oggi non li ho. Chissà se questo articolo potrà servire come stimolo per il nostro Presidente a dare una risposta più precisa a me e a tutti voi; magari utilizzando come mezzo di comunicazione ancora ARIA DEL MONTE 2000.

Ho accettato di scrivere l’articolo: per sapere cosa faremo nei prossimi mesi, e se vogliamo continuare, oppure preferiremmo cedere il passo a qualcun altro, che magari potrebbe dedicare più tempo al Centro Culturale.

Purtroppo uno dei motivi per cui non si è svolta alcuna manifestazione sono state le condizioni climatiche della scorsa estate. Ebbene sì, il tempo meteorologico non ci ha voluto molto bene. Avevamo programmato la ‘CENA IN PIAZZA,’ per il mese d’agosto, ma l’iniziativa non ha avuto abbastanza partecipanti perché parecchie persone tendevano ad aspettare gli ultimi giorni per iscriversi. Visto che a partire dal mese di luglio tutti i giorni il “Signor Cielo”, se così si può chiamare, puntualmente faceva le sue lagrimuccie di una mezz’oretta.

Sempre per lo stesso mese avevamo progettato, con il Dottor Massai e la sua “band”, un concerto in piazza; avevamo anche richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari da parte del Comune, ma ci eravamo dimenticati di chiedere quello più importante, che non esige alcuna domanda scritta in carta bollata, visto che chi doveva concederlo non era il Sindaco ma era, per la seconda volta, il Signor Cielo.

Proprio così: il Signor Cielo è riuscito per ben due volte a distruggere quel poco che avevamo organizzato per la scorsa estate. Inoltre avevamo pianificato poco anche perché avevamo tenuto presente che certe attività erano svolte dalle altre associazioni del paese.

Un secondo motivo dell’inattività del Centro è forse attribuibile al Presidente; senza volerlo accusare di niente rimane il fatto che, molto probabilmente per motivi suoi, per impegni di lavoro ed altro, non ha mai indetto una riunione, neppure per le feste del Natale. Come avete potuto vedere, nel 2002 Babbo Natale, a differenza degli anni precedenti, non si è visto. Questo mancato arrivo è dovuto al fatto che non c’è stata alcuna riunione del Centro per organizzare la sua visita in paese. Anche se due consiglieri (dei quali non faccio il nome) avevano fatto presente al Presidente che alcuni cittadini l’avevano richiesta. Voi mi chiederete, ma quei due consiglieri non potevano organizzare loro la visita di Babbo Natale? La risposta è molto semplice: sì, avrebbero potuto farlo se magari non avessero avuto impegni di lavoro fino a tardi, anche il giorno della vigilia.

Ecco qua le motivazioni che mi sembrano le più plausibili, e che ho voluto riportare su queste pagine nella speranza, che nessuno polemizzi e che nessuno se la prenda a male. L’obbiettivo che vorrei raggiungere con questo articolo, infatti, è solo quello di riavviare una macchina ferma dalla scorsa estate e che non riesce a ripartire; essa deve rimettersi in movimento con lo stesso motore o con un nuovo motore, visto che la carrozzeria è ancora nuova.

Marianna Canestrelli

PERBACCO……………COME CORRONO LE VOCI!

Non ci crederete ma l’articolo ha avuto la sua efficacia ancor prima che venisse pubblicato!!

Infatti l’ho consegnato alla redazione di ARIA DEL MONTE 2000 l’11 marzo e pochi giorni dopo il Presidente ha convocato la riunione!

È forse grazie all’articolo che si è avuta l’assemblea?! Dato che il Presidente, appena mi ha visto, ha detto “Marianna adesso devi rifare l’articolo!” Ma non potevo stracciare tutto il mio lavoro! Quindi l’ho lasciato così com’era, decidendo di cogliere la palla al balzo per comunicarvi le attività pensate per l’anno 2003 e proposte in assemblea. Sottolineo che per ora si tratta solo di proposte e che dobbiamo ancora decidere le date e accordarci con le varie persone.

Per quanto riguarda le attività Culturali abbiamo pensato, come primo punto di riaprire la Biblioteca, e come secondo punto di avere alcuni incontri con Dott. Massimo Marchino (psicologo); con il Dott. Gippichini (cardiologo); con Grazietta Butazzi (per Storia della Moda); con gli studenti di architettura di Firenze per illustrarci il loro piano economico ed edilizio in riferimento a Montefollonico; e con la Pubblica Assistenza di Torrita. Mentre per le attività di svago vogliamo organizzare “SE IL CIELO CE LA MANDA BUONA”: una gita, cene o merende, passeggiate, lo spettacolo teatrale in piazza con il Mosconi e il ballo, sempre in piazza, con il Massai.

Marianna Canestrelli

Cane mangia cane

di Edward Bunker

 


Crudo ai limiti della brutalità, l'ultimo libro di Edward Bunker (il secondo pubblicato in Italia) è una continua suspence dalla prima all'ultima pagina: dialoghi fulminei, costruiti con il linguaggio della strada e al tempo stesso con un’impalcatura più letteraria rispetto alla media del genere. Una volta lette le prime righe si entra come in uno stato febbrile perchè si capisce subito che quello che si sta leggendo è realismo puro e non immaginazione letteraria, ed è impossibile mollare il libro.

Bunker non inventa, scrive i libri sulla propria pelle, durissimi, come dura è stata gran parte della sua vita passata nelle allucinanti carceri americane. Mc Cain, detto Mad Dog (Cane Pazzo) è un individuo completamente perso: si droga continuamente, è sempre in fibrillazione e non ci mette niente a tirar fuori il coltello e uccidere chiunque. Perfino la sua donna, come accade all'inizio del libro, quando lei non vuole dargli le chiavi della sua macchina.Diesel é una montagna di muscoli, è più calmo, ma non si tira certo indietro quando c'è da commettere un crimine quale che sia. Però ha ancora dentro di sè alcuni concetti nobili come la generosità e l'amicizia; vuole soltanto mettere su un po' di soldi per vivere tranquillamente con la sua donna. Diesel e Mad Dog, entrati ed usciti dalla galera più di una volta, aspettano che anche Cameron Troy, loro compagno, venga rilasciato da San Quintino, sia pure sotto vigilanza condizionata. Troy è il cervello della banda e cercherà di creare le condizioni per fare un mucchio di soldi alla vecchia maniera, ma i tempi sono cambiati. Le nuove gangs, gestite soprattutto dai neri arrabbiati dei ghetti di Los Angeles, non permettono che venga loro sottratto il dominio dello spaccio di droga.Allora i tre progettano il grande colpo fantasticato per tutta la vita, che dovrebbe assicurargli agiatezza e tranquillità per il resto dei loro giorni. Il disperato, grande sogno, forse troppo ambizioso per le possibilità di Mad Dog, Diesel e Troy finirà però tragicamente. Il racconto della preparazione del progetto e poi dell'esecuzione è magistrale. Ha sentenziato James Ellroy che "il romanzo è il migliore mai scritto sulla rapina a mano armata".Impregnato delle letture continue (Camus, Genet, Dostoevskij, Thomas Mann) fatte in carcere dove ha passato praticamente i suoi primi quarant'anni, nel 1973 Edward Bunker ha scritto il primo libro che gli diede la notorietà, "Come una bestia feroce" (dal quale fu tratto il film "Vigilato speciale" con Dustin Hoffman). Due anni dopo ottenne la libertà vigilata e  chiuse definitivamente con il crimine. Da allora Bunker ha scritto altri libri di successo e sceneggiature, collaborando alla realizzazione di molti film, alcuni famosi, come "A trenta secondi dalla fine", "Heat-La sfida", "Le iene" (Tarantino è uno dei suoi più entusiasti estimatori). Oggi è acclamato come uno dei migliori autori di "crime-story".

Gianfranco Rossi

[E.Bunker, Cane mangia cane, Einaudi € 8,50]

 

 

 

L'IMMORTALE

Francescone, una volta, durante una partita della Nazionale (di calcio) disse: "Per forza si perde! Hanno fatto uscì' due italiani, e chi hanno fatto entrà' ? Altri due italiani!!".

 

 

 

 

 

UN TESORO DI TESORIERE

 

Cragnotti è il finanziere…

Moratti .è il petroliere…

Berlusconi il cavaliere…

Daniele Fè è il tesoriere.

Come le grandi squadre di serie A sono legate a importanti personaggi anche la Montanina Femminile ha trovato  nel famoso imprenditore toscano il suo magnate. Nato e cresciuto a Montefollonico, piccolo paese ridente della provincia di Siena, finiti gli studi si trasferisce a Firenze dove inizia a lavorare come perito elettrotecnico.Nonostante i primi anni siano stati molto duri piano piano ha iniziato la scalata ai vertici dell’elettricità fondando nel 2002 la società EffeZeta rappresentanze elettriche.Cudenno, così chiamato dagli amici, non ha comunque dimenticato le sue umili radici e appena può fa ritorno al suo amato paese. Qui avviene l’incontro con i mister Falconi e Fè che chiedono all’imprenditore un apporto finanziario per affrontare il nuovo campionato. Daniele accetta subito regalando loro una muta di 16 maglie. Unica clausola…fare un campionato di vertice che rispecchi quella che finora è stata la sua carriera.Pronti via! E sono subito tre vittorie; 6-0 contro la Pievese, 6-2 contro il Pozzuolo e 2-0 contro il Colle S.Paolo. Sembra proprio un’altra Montanina rispetto all’anno passato. La formazione si è presentata subito compatta e aggressiva, mostrando un buon calcio e dando grande soddisfazione oltre ai mister anche al nuovo sponsor.Daniele chiama puntualmente due volte alla settimana il mister Falconi, prima per informarsi su chi scende in campo, poi per sapere com’è andata…Più che uno sponsor sembra quasi un presidente. In seguito, però, le telefonate si sono intensificate dato che la squadra è incappata in tre partite poco felici: un pareggio con il S.Quirico e due sconfitte, rispettivamente con il S.Albino e con l’Otis. “..Se non vi rimettete in carreggiata ve lo do io il camminà di notte..”..ha tuonato il giovane imprenditore. La strigliata ha avuto il suo effetto immediato e la reazione della squadra è stata quattro risultati utili consecutivi: un pareggio con il Cortona e tre vittorie contro il S.Giovanni, la Pievese ed il Pozzuolo. Attualmente la Montanina femminile occupa il quarto posto in classifica a soli tre punti dalla capolista S.Quirico e quindi in piena corsa per il titolo e questo grazie sia ad una solida difesa, sia ad un attacco prolifico; lo dimostrano i 24 gol di Cristina, i 7 di Rosanna e i 4 di Silvia.La prossima partita sarà il big match contro il S.Albino, nostro rivale storico, e chissà che non si possa vedere sugli spalti (lavoro permettendo) il nostro Primo Tifoso…

…non il  finanziere

…non il petroliere

…non il cavaliere

…ma il tesoriere…UN TESORO DI TESORIERE.

Cristina Fabricotti

  

 

 

LA MONTANINA IN SERIE A

 

Per la stagione 2003/04, la Federcalcio italiana ha varato una novità storica: ha dato la possibilità, tramite sorteggio, di far partecipare una squadra dilettante al massimo campionato italiano, quello di serie A. Questo per superare le difficoltà finanziarie di alcune società che non possono iscriversi e per dare nuovi interessi ai tifosi.Il sorteggio, che ha coinvolto oltre 300.000 squadre, è vinto dalla Polisportiva Montanina di Montefollonico, piccolo paese della provincia di Siena, che ha sempre militato nell campionato amatoriale. L’evento viene trasmesso da tutte le televisioni e radio del mondo; in Italia addirittura come prima notizia. Montefollonico è invaso da centinaia di giornalisti e fotografi, mentre gli abitanti del paese impazziscono dalla gioia.Il primo a rilasciare una dichiarazione ufficiale è il sindaco Pieranni che dice: “è un onore per noi partecipare al campionato di serie A, il nostro obiettivo sarà quello di salvarsi.”La squadra con i dirigenti al completo si è riunita in sede per fare il punto della situazione: il presidente Natalini dichiara che serve un acquisto di quelli col botto e avrebbe pensato a Roberto Baggio; il Ciuti gli risponde subito che la maglia numero 10 non gliela da e che lui la panchina a Baggio non la fa. L’allenatore Pippi dichiara che l’importante è prendere minimo un paio di stranieri, anche se non sono bravi l’importante è che siano stranieri; dopo un breve consulto la scelta cade sul senegalese Ousman e sul polacco Jasek. Per il resto viene confermata la rosa che aveva fatto bene nel precedente campionato amatoriale, con il reintegrato Volpi che ha finito di scontare la squalifica inflittagli quattro anni fa e che avvicinato da un giornalista dice: “vorrei giocare anche solo cinque minuti in serie A, quando arbitra Collina, così lo pettino...”.Arriva la notizia che la prima partita di campionato sarà a Montefollonico, Montanina-Juventus, ovvero la matricola contro i campioni in carica. Gianni dichiara subito di avere un conto in sospeso con la Juve e quindi li aspetta al varco, il nostro allenatore viene subito ribattezzato “Marcello Pippi” in onore del Marcello Lippi juventino; ma non c’è tempo da perdere tra poco si comincia quindi tutti a lavoro.Leonardo e Cristiano insieme col Farnetani iniziano a costruire la tribuna coperta, il Martini è talmente bravo a preparare il campo che viene chiamato anche per la rizzollatura di S.Siro, Alessio con la sua chitarra compone “O Montanina bella” inno ufficiale della squadra, mentre il presidente Natalini si divide tra i salotti di Controcampo, la Domenica sportiva e addirittura Porta a porta.Il più contento di tutti sembra il Talli, che spera di fare affari d’oro nel suo bar vendendo anche sciarpe e cappellini bianco-rossi; mentre Adelina e Franco hanno l’esclusiva delle maglie originali, dove la più venduta è la numero 10 del Ciuti, seguita dalla numero 11 del Sabatini; la meno venduta risulta quella del Falconi, due soltanto e comprate da lui.Ci siamo, oggi è il giorno di Montanina-Juventus, prima giornata di campionato di serie A, arbitrerà l’incontro il sig. Collina di Viareggio. Lo stadio è gremito in ogni ordine di posto, nella tribuna centrale ci sono tutti i montanini tranne Palle e le famiglie Trombetti e Pieranni che sono assiepate sotto la Fratta insieme ai circa 2000 sostenitori bianconeri (al cuor non si comanda).Entrano in campo le squadre e mentre i capitani Del Piero e Sabatini si stringono la mano a centrocampo, Gianni litiga con Montero, il Ciuti chiede a Nedved se vuole un autografo e Carlo fa notare a Buffon quanto sia più basso di lui.Dagli spalti si alza il coro “La Montanina c’è solo la Montanina” ma si sente anche il grido “arbitro cornuto” lanciato contemporaneamente da Lallo e Dino. Cudenno invece urla a Trezeguet “la tu’ fortuna è che ‘un gioco io”.Tra i numerosi striscioni spicca “Pepo come Zambrotta” e “Leo in nazionale” seguito da “con Facchielli tempi belli”;ce n’è anche uno polemico contro la scelta di tenere il Martini in panchina “no Martini no party”.Fischio dell’arbitro e la partita ha inizio. C’è subito un fallaccio del Volpi, non su un avversario ma bensì su Collina che lo espelle; Ma anche in dieci la Montanina attacca: Gianni verticalizza per il Ciuti che di prima lancia lungo verso Pepo, fuga di quest’ultimo sulla fascia destra e cross per l’accorrente Sabatini che è solo davanti a Buffon… tiro…Purtroppo mi sono svegliato in quel momento e non saprò mai se il tiro di Giova sia entrato oppure no. Comunque mi sono alzato con il sorriso sulle labbra perché, anche se soltanto in sogno, per un po’ la Montanina è stata in serie A.

Raffaele Falconi (Conte d’Orbigliano)

 


 

RESTAURI E "GIALLONI" A MONTEFOLLONICO

 

Negli ultimi, diciamo, venti anni a Montefollonico ci sono stati innumerevoli restauri, o tentativi di restauro, che si sono realizzati e si stanno tuttora realizzando sia all'interno del centro storico che nelle campagne circostanti.Gran parte dei poderi abbandonati in epoche passate dai contadini che li lavoravano e venduti dai vecchi proprietari, sono stati sottoposti a accurati rifacimenti cercando di conservare il più possibile le caratteristiche strutturali degli edifici esistenti e riadattando gli stessi alle esigenze attuali, con l'inserimento anche di tecnologie tipiche della nostra epoca.Quando mai i Bui di Pratovecchio o Corrado dell'Abbadia avrebbero potuto immaginare di avere riscaldamento in tutte le stanze della casa, servizi igienici a profusione e, nei casi più eclatanti addirittura la piscina! Si, forse la piscina c'era anche a quei tempi; all'Abbadia c'era il fontone dove il Conte Cigala andava a tuffarsi quando smetteva di assistere alla trebbiatura e voleva levarsi la pula di dosso, ma più che piscina era la cosiddetta "troscia delle nane".Persino a Colombelline, podere già nel comune di Montepulciano in quanto di là dal Fosso di Torbido, esiste ora una piscina mentre un tempo non erano rimaste altro che due pareti di tutta la costruzione.Attualmente è in atto il restauro de La Fratta: fermo restando l'aspetto esteriore dell'edificio, forse uno dei più belli della zona, negli interni sono state  impiegate grandi quantità di cemento armato come se l'area di Montefollonico fosse una delle più sismiche d'Italia. Grande pulizia anche nei cosiddetti "pelaghini", ossia una dolina (area di origine carsica sottoposta a vincolo in quanto di pregio ambientale) nella quale la macchia aveva preso il sopravvento sui frutti presenti.Ma limitiamoci ad osservare ciò che abbiamo nel centro storico. Le facciate e quindi le abitazioni restaurate superano quelle da restaurare: chi aveva la facciata in pietra a vista si è interessato a mantenere lo stato di fatto, stuccando le commettiture con calce, cemento bianco e rena gialla, oppure con cemento, rena dell'Orcia e calce a seconda del periodo in cui è stato fatto il restauro. L'effetto è sicuramente diverso: molto più gradevole e simile all'antico il primo, più d'impatto e non corretto dal punto di vista del restauro il secondo.Le facciate che presentavano anche un minimo residuo di intonaco sono state reintonacate, dietro prescrizione degli organi competenti, non considerando il fatto che tale intonaco poteva essere stato fatto in epoche a noi vicine. Alcuni intonaci di colore grigio resistono ai cambiamenti, come quello della casa di Marino e di Stefano Neri (dove prima abitavano i miei zii Esterina Massai e Ildebrando Morellini). Tale intonaco fu fatto nel 1965 dal mio babbo dove prima era una facciata a pietra (le mode dei tempi!) ed ora sarebbe un problema se si volesse tornare "all'originale".Sono di moda i "gialloni", tinte che con il colore della calce antica hanno poco a che fare; basterebbe osservare i residui di intonaco in alcuni degli edifici antichi come ad esempio nella parte superiore della Torre Moreschini volta a nord per riuscire ad individuare il colore più adatto. Tale colore può essere considerato uguale a quello della Chiesa del Triano, che tra gli ultimi restauri di facciate scialbate eseguiti mi sembra quello più indovinato, al contrario di quello fatto nella casa in Via Fedro Bandini dove stava Angela Fè, di cui i tecnici che l'avevano fatto eseguire si facevano gran vanto.I "gialloni" sono sempre meglio comunque degli intonaci a cemento e tendono a dare al paese un aspetto più "caldo". Sosteneva l'Architetto Carlo Avetta della Soprintendenza ai monumenti di Siena e Grosseto che, in certi casi, alcuni tipi di intonaci colorati che un tempo venivano eseguiti sugli edifici, attualmente sarebbero improponibili, poiché ci potremmo ritrovare con un Triano magari di colore azzurrino o verde oliva come appaiono le case dei centri abitati in dipinti del Tre-Quattrocento.In sintesi però possiamo dire che nel nostro paese e nelle campagne adiacenti il rispetto per le caratteristiche delle costruzioni antiche è abbastanza forte, malgrado che la maggior parte dei poderi sia divenuta di proprietà di persone non originarie del Monte o addirittura nemmeno di nazionalità italiana (una buona parte).

Andrea Tonini


Caro giornalino,

sono via dal Monte da circa trent’anni e fra qualche tempo ci tornerò a vivere. Confesso che mi ha, per cosi’ dire, tenuto in vita il pensiero che il Monte c’era, mi aspettava: le sue mura, il suo verde, il suo cielo stellato, la sua gente che a me sembra di non aver mai lasciato.Ora posso permettermi di venirci spesso. I ragazzi sono grandi, sono più libera da impegni … di ufficio, meno di casa, ma si sopravvive. Ogni tanto fuggo per ritrovare quello che ho lasciato, anche se molto è cambiato e una parte della mia vita (parlo di amici meravigliosi) è sepolta nel cimitero del paese, per altro splendido. Ho vissuto di ricordi e non c’è stato mai giorno che non abbia pensato alla vita tranquilla, al silenzio, alla spesa la mattina con quattro chiacchiere nelle botteghe, alle passeggiate al Tondo.Tutte cose che in una città caotica e ostile come quella in cui vivo è possibile solo sognare.Certo di tempo ne è passato parecchio e ti accorgi che ci sono stati cambiamenti, talvolta belli, talvolta meno. Ricordo quando tornai una volta e non trovai più le Fonti, una pugnalata! Un colpo insopportabile per me. Ricordi in frantumi, in polvere, tutto in un attimo, solo guardando verso il Triano e non vedere più i Lavatoi, dove noi andavamo ad occupare il “ fontino” per le nonne e le mamme che poi stendevano i panni lavati sopra i quercioli del boschetto sotto le case popolari, mi viene il magone. Oggi c’è stato un grande cambiamento lo si vede dai nostri figli. Noi avevamo sopra il comodino un Topolino, magari passato e ripassato in cento mani, giocavamo con le noci in piazza (il “boco” era un mito) le figurine (terzine, quartine) le palline di vetro (che collezioni!). Oggi sul comodino c’è il cellulare, il computer per studiare poco lontano, il motorino per l’estate, la macchina per l’inverno. Che bella la nostra gioventù, certamente più spensierata e meno competitiva di quella di oggi!Non rimpiango niente di come ho vissuto al Monte: quando portavo la posta, quando facevo la commessa-merciaia con la mia zia Derna o quando aiutavo la cugina Verena a fare i capelli; andavamo anche a Castelmuzio il lunedì in trasferta. Il mio vecchio Monte!Quanti pianti ho fatto per la lontananza e ora dopo circa trent’anni sto per tornarci. Pero’ vedere alcune cose cambiate, anche in peggio, mi dispiace molto. Il Borgo di Sopra con le pietre nuove (che fine hanno fatto quelle vecchie?) e il gas, il Borgo di Sotto con le pietre vecchie più belle certamente, ma senza gas, così che gli abitanti di questa parte del paese, come i miei anziani genitori, sono costretti a conservare un paio di bombole di ricambio sul terrazzo. E come si rifarà la parte di strada che va da Pilorre in giù, senza pietre, né vecchie né nuove, coperta d’asfalto sconnesso? Il Borgo di Sopra con pochi cestini di ferro battuto (sa tanto di avanzo di quelli di Torrita) e il  Borgo di Sotto che non ne ha nemmeno uno, tanto che se hai una carta in mano te la devi portare a casa!. Serie A e serie B? Nel Campionato pero’ l’ICI è cara uguale. Poi se vai dalla Madonnina verso la Chiusa e le nuove case devi possedere un fuoristrada o saltare come un canguro, vista la quantità di buche da superare. La spazzatura una volta la ritirava lo spazzino (ora operatore ecologico);oggi i vecchi, e sono tanti dentro al Centro storico, devono portare i sacchetti con la raccolta differenziata nei famigerati cassonetti fuori dalle mura, che sono sporchi e scomodi, tanto che il turista quando arriva è più colpito da questi che non dalla splendida porta di ingresso al Paese.Al problema dei vecchi non c’è rimedio? Non c’è un altro posto? Chissa! Siamo in tanti a chiedercelo.E poi a Natale che squallore! Non c’era nulla che lo rendesse …Natale. Cosi’ ce lo siamo inventati un po’ da noi, con piccole lucine, ma che tristezza. Come tristezza è vedere i matrimoni nella chiesa del Triano (sec. XVII) con le macchine e i fuoristrada posteggiati lungo il muro  (anche d’estate). Ricordo un matrimonio, ed è documentato, nel quale gli sposi alla fine della cerimonia furono riportati indietro con una ruspa tutta ornata e imbellita con fiocchi e nastri. Ma via, non sarebbe più bello chiudere la strada, dare le chiavi di una ipotetica catena a Don Giovanni e consentire cosi’a tutti una bella e salubre passeggiata? Un vero scempio è la strada che porta dalla Piazza Cinughi al Triano: tutti coloro che ci vogliono andare, per vedere il panorama, o per entrare in chiesa, magari alla messa, sono costretti a un percorso da mountainbike senza coppe in palio e seriamente pericoloso per gli anziani.E poi non c’è un negozio in Paese per generi diversi dagli alimentari e articoli casalinghi. Né sappiamo di qualche incentivo a favore di colore che avrebbero una mezza voglia di aprirne. Questo certamente non favorisce il turismo, la gente passa e va. Peccato! Qualche volta mi affaccio alla bacheca che c’è al Pianello, ma al di la’ di qualche comunicazione di routine, non ho mai letto per esempio il bando di vendita del vecchio asilo, né il bando di concorso (pare ci sia stato nel 2000) per l’assegnazione di un  piccolo appartamento, ormai vuoto da anni, nel palazzo gestito dal Comune (o Provincia, o ALER? Mistero)! Peccato! Questa è vita, non è altro che vita! Tolgo il disturbo caro giornalino e mi viene la voglia di fare una domanda stupida, ma che rende l’idea: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO? Spero di no.Comunque ci tornero’ lo stesso volentieri al Monte perché al cuore non si comanda! Ringrazio i ragazzi di Aria del Monte 2000 che sono fantastici e vitali come lo ero io ai tempi della Sagra della Ciambella e del Vinsanto, dei balli al Roccolo, dei Giganti , dei New Trolls, ecc. L’epoca in cui giravo per tutta la provincia con i manifesti delle nostre Sagre, delle nostre Feste per far conoscere il Monte. Oggi porto il logo del Tondo appiccicato alla macchina e cerco di convincere gli amici a prendere casa qui …Con qualcuno ci sono anche riuscita.

Un caro saluto a tutti e un grosso abbraccio.

Giuse (Giuseppina Mangiavacchi)

Proprietario
Associazione Polisportiva Montanina via del Pianello, 8 - 53040 Montefollonico (SI)

Direttore Responsabile
Renzo Butazzi

Redazione
Raffaele Falconi, Cristina Fabricotti, Sara Natalini, Alessio Capitoni, Leonardo Trombetti, Daniele Fè, Gianfranco Rossi, Silvia Elmi, Sofia Canapini.

Collaboratori
Andrea Tonini, Elena Trombetti, Sonia del Secco, Alfredo Machetti, Barbara Riccarelli, Roberto Sabatini, Alma Terziani, Marianna Canestrelli, Daniele Giomarelli, Giuseppina Mangiavacchi, Il Centro Culturale.

Copertina
Silvia Capitoni

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